Homebanking hackerata. Sventata truffa all’associazione

L’inchiesta Tecnologia avanzata per rubare 30mila euro a un’ente. La Polizia interviene e blocca tutto

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Se il numero che fa squillare il telefono è quello della tua banca. Se conoscono la tua filiale e il tuo profilo. Se ti fanno entrare dal tuo computer sulla tua homebanking. Se, una volta dentro, clicchi i tasti giusti. Pensi a tutto tranne che a una truffa. Ma per fortuna alla segretaria di un’importante associazione benefica comasca il dubbio è venuto quasi subito. E comunque in tempo per attivare la Polizia postale che, con un’indagine a tempi da record, ha sequestrato il conto corrente dove i truffatori avevano fatto convogliare 30mila euro portati via all’ente benefico.

Attenzione alla dinamica, perché il livello dei truffatori informatici si è fatto ancor più alto. Primo passo: la telefonata. Sul display compare il numero della filiale della banca. Ormai i truffatori sono in grado di far apparire i numeri che vogliono, compresi quelli delle forze di polizia. Secondo passo: la scusa. «Avete autorizzato dei Rid bancari a favore della Spagna? Perché ci risultano 30mila euro in uscita dal vostro conto». Terzo passo: l’operazione da eseguire. «Se vuole posso aiutarvi a disdire l’ordine, così da scongiurare il bonifico». Quarto passo: la connessione on line. Il finto bancario si propone di assistere attimo dopo attimo la segretaria attraverso Windows assistent. Quinto passo: l’hackeraggio. A questo punto i truffatori riescono in un’impresa che dimostra il livello sempre più avanzato degli stratagemmi utilizzati.

Il metodo

In sostanza: la segretaria entra nell’homebanking. Quella reale e ufficiale della propria banca. Quella che conosce molto bene. Ma in questo caso i truffatori sono riusciti a truccare i “pulsanti”. E quindi cliccando su “revoca l’ordine” in realtà si dà l’ok a “conferma il bonifico”. E proprio mentre il finto bancario annuncia: «Benissimo, abbiamo bloccato tutto», in realtà i trentamila euro se ne vanno dal conto corrente.

Fortuna vuole che la vittima non si è sentita tranquilla, dopo quella segnalazione. E così torna sulla homebanking e scopre che i famosi trentamila euro non ci sono. Non compaiono. E a questo punto si insospettisce. Contatta la filiale, e scopre che nessuno ha mai fatto quella telefonata.

Scatta l’allarme. I responsabili dell’associazione si rivolgono agli agenti della Polizia postale di Como. Che di fronte a una cifra così alta e al fatto che parliamo di un ente benefico truffato, si muovono in tempi record. Scoprono che il bonifico ha autorizzato il trasferimento istantaneo del denaro su un conto Banco Posta. Ormai tra Polizia postale e Poste c’è un canale preferenziale e veloce che consente di bloccare il conto dove sono confluiti i soldi dell’associazione quasi in tempo reale. Nel frattempo il pubblico ministero di turno, Antonia Pavan, decide di disporre un sequestro probatorio immediato del conto in questione così da poter ottenere una restituzione il più veloce possibile del denaro ai truffati.

Questa volta la macchina ha funzionato e, a quanto pare, tutto il maltolto sarebbe stato recuperato. Ma attenzione: il livello di credibilità delle truffe diventa sempre più alto.

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