I clan sul Lario da cinquant’anni: storie e voci nel podcast “La tela del ragno”

Criminalità Esce “La tela del ragno”, podcast de La Provincia in collaborazione con IrpiMedia. Cinque puntate sulla ’ndrangheta e il suo dominio in oltre mezzo secolo

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La prima voce, rotta dall’emozione, è quella di Vittorio Mazzotti. Il fratello di Cristina, rapita nel Comasco e uccisa dalla ’ndrangheta oltre cinquant’anni fa. Le ultime voci sono quelle delle studentesse e degli studenti che hanno affollato la Corte d’Assise di Como il giorno della sentenza, lo scorso febbraio, a carico dei due presunti esecutori materiali del rapimento. Nel mezzo: storie, testimonianze, racconti, omicidi, minacce, boss, pentiti, investigatori, vittime.

La criminalità organizzata ha traslocato nella provincia di Como settant’anni fa. E negli ultimi cinquanta domina sul territorio. Anni che raccontiamo in un podcast, realizzato da La Provincia in collaborazione con IrpiMedia, periodico indipendente di giornalismo d’inchiesta. Da oggi potrete ascoltare il podcast sul nostro sito laprovinciadicomo.it oppure sui principali portali di podcast (a cominciare da Spotify), dal titolo: “La tela del ragno”.

Cinquant’anni in cui non abbiamo subito solo le infiltrazioni nel tessuto economico e sociale, perché la ’ndrangheta nel territorio agisce ancora con la violenza, tra sequestri, estorsioni e omicidi. Una presenza concreta, radicata, spesso invisibile, in un territorio che non solo continua a fare fatica a riconoscerla, contro ogni evidenza, ma che a volte decide di abbracciarla.

La tela del ragno, attraverso il racconto di investigatori, testimoni e vittime, entra a fondo nella rete che lega i clan e il territorio. A far da guida, quasi da voce narrante, è un uomo che è stato a un passo dall’affiliazione formale nella malavita calabrese. Rodolfo Locatelli, detto Rudy, è cresciuto a Guanzate ma per anni ha vissuto nell’orbita della criminalità organizzata. Ne conosce i riti, le gerarchie, le regole non scritte. Ne ha subito il fascino e la brutalità. Dal carcere — dove sconta vent’anni per concorso in omicidio con aggravante mafiosa — ha scelto di raccontare, senza sconti, i retroscena di quel mondo dall’interno e le conseguenze delle sue scelte.

Cinque gli episodi del podcast. A partire da “Soffoco”, che ricostruire il rapimento della diciottenne Cristina Mazzotti e che mostra come la presenza della ‘ndrangheta nel Comasco abbia continuato a evolversi e radicarsi nel territorio. A seguire “Esecuzione al bar”, con il delitto di un piccolo pregiudicato al bar Arcobaleno di Bulgorello di Cadorago, con un omicidio plateale avvenuto in pubblico. Una puntata in cui si racconta come i clan abbiano cercato di impossessarsi soprattutto dei piccoli comuni della provincia. Nel terzo episodio, “Fiamme nell’officina”, si può ascoltare la testimonianza di Vincenzo Francomano, carrozziere a cui i clan hanno incendiato l’officina.

Clan che hanno terrorizzato la piazza di Cantù, come si può sentire nella puntata 4 “Cavare sangue da una rapa”. L’ultimo episodio, “Nel nome del popolo italiano”, raccoglie tra gli altri la voce di Alessandra Dolci, ai vertici della Direzione distrettuale antimafia di Milano fino a pochi mesi fa. Ma l’episodio si apre con l’omicidio di Ernesto Albanese, ucciso e fatto sparire in una buca nel giardino di una villetta. A quel delitto ha partecipato anche Rodolfo Locatelli, che ricostruisce ogni fase di uno dei capitoli più crudeli della violenza dei clan sul nostro territorio.

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