I giovani e il dark web: «Illusione dell’impunità»

L’analisi L’avvocato Davide Brambilla (Camera Penale): «Bisogna parlare con i ragazzi, ma anche con i genitori»

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«Qui non credo che il tema sia la rieducazione, bensì l’educazione. Siamo di fronte ad una problematica sociale che passa anche dalla bassa percezione dei limiti. Bisogna parlare con questi ragazzi». Davide Brambilla è un avvocato del Foro di Como, componente del Direttivo della Camera Penale di Como e Lecco è il responsabile del progetto scuola sul nostro territorio, che prevede l’educazione alla legalità da portare nelle classi.

L’avvocato Brambilla conosce i ragazzi, parla con loro nelle classi, li ha anche portati in Tribunale a seguire processi e li difende quando commettono reati. La notizia dell’arresto del sedicenne comasco l’ha profondamente colpito ed abbiamo chiesto a lui una opinione che parte da una premessa: «Non conosco le carte e nemmeno il contesto sociale, quindi posso fare un discorso generale - premette -. Da quello che mi pare di intuire, qui il tema base non è la rieducazione di un ragazzo ma l’educazione. Non credo che a 16 anni si possa pensare che un minore possa essere introdotto in un sistema di terrorismo internazionale. Mi è capitato di percepire, parlando con i minori, una convinzione di impunità diffusa, spesso condivisa anche dai genitori di questi ragazzi. “Lo faccio, tanto non mi succede nulla”, oppure “ho solo schiacciato un bottone, non ho ammazzato nessuno”, mi sento spesso dire. Ma non c’è la percezione di quanto possano essere gravi certi gesti, come diffondere una foto hot di una ragazzina o rubare un telefono cellulare ad un altro ragazzo. C’è un grande tema, che è quello di educazione alla legalità non solo dei minori, ma anche dei genitori».

Facilità d’accesso

Il tutto accentuato dalla facilità di accesso a contenuti estremi, come quelli sequestrati al ragazzo comasco: «I giovani sono abili a muoversi in ambiti pericolosi come il dark web, cosa che invece i genitori spesso non sanno fare. Hanno dunque a disposizione infinite informazioni di cui non capiscono la pericolosità, per questo torniamo al punto di partenza, ovvero al tema dell’educazione». «Bisogna parlare con questi ragazzi - prosegue l’avvocato Brambilla -. Quando mi trovo per lavoro di fronte ad un arrestato, più delle volte sono persone normali, oppure cresciute senza linee guida. Credo che ci siano gli elementi per percepire il disagio, ma dobbiamo parlare con loro. Il caso di Como non lo conosco, sarebbe interessante conoscere il contesto per potersi esprimere. Di certo, un giovane con problemi sociali è più facile che trovi soddisfazione e rivalsa negli estremismi».

Un tema simile lo tocca anche l’avvocato Francesca Binaghi, sempre del Foro di Como, spesso nominata come Curatore del Tribunale e che segue molti casi di minori. «Questi ragazzi si sentono grandi, ma non comprendono gli effetti che possono avere le loro azioni - spiega -. Non hanno alle spalle genitori che impongono regole. Sembra una frase fatta, ma spesso è proprio così. Tutto per loro è lecito, se non ho una cosa me la prendono, e si rendono conto che non è così solo quando vengono fermati».

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