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Capigruppo\3 Intervista a Vittorio Nessi, consigliere comunale di minoranza, capogruppo di “Svolta Civica” ed ex magistrato
In città il suo nome è stato per decenni associato alla lana nera delle toghe e ai faldoni della giustizia. Questo fino a quando Vittorio Nessi, il pubblico ministero con la passione della scrittura, ha scelto di misurarsi con un’esperienza nuova, candidandosi per il consiglio comunale. A nove anni da quella decisione, non lo nasconde: «Gli ultimi quattro sono stati anni impegnativi». Ma il lavoro in sè non c’entra, è piuttosto una questione di rapporti umani. Non a caso, nell’aprile 2025, Nessi ha notificato una causa civile contro il sindaco, per averlo ripetutamente definito un «falsario».
Nel 2016 sono andato in pensione e ho pensato di mettermi a disposizione. Occuparsi della propria città è un modo per restituire il tanto che si è ricevuto. Quindi mi sono presentato con una lista di centro-sinistra. I primi 4 anni sono stati molto formativi. Quelli dopo impegnativi per una serie di situazioni che mi hanno messo a disagio.
C’è l’idea che le minoranze siano un peso e quindi che l’ascolto e gli apporti politici delle minoranze siano qualcosa da considerare poco più di un fastidio. L’ultima dimostrazione si è vista quando il Pd ha presentato 30 emendamenti, tecnici e migliorativi, e non ne è stato accettato neanche uno. Quindi c’è questa chiusura a priori.
Gliene dico quattro, e la prima riguarda l’overtourism. Il turismo che vediamo ora è arrivato in termini assolutamente imprevisti e sproporzionati alla capacità della città di assorbirlo. Siccome è una fonte di reddito importante, si deve trovare un equilibrio tra le ragioni dei cittadini e le ragioni del turismo.
C’è la necessità di salvaguardare una parte della città, che in questo momento è compromessa o sta per esserlo. Il sabato, la domenica e nei giorni di festa, per me che sono residente, la città murata non esiste.
Parliamo dei giovani: questa non è una città attrattiva, va a morire. Ma è una fuga che Como non si può permettere. Oltre a case e affitti accessibili, ispiriamoci alle altre città europee aprendo luoghi di coworking, di incontro. Questo discorso si lega alle famiglie: considerati i prezzi e le politiche attuate, non hanno motivi per venire ad abitare a Como. Penso che il nostro sia l’unico caso in cui si sacrifica una scuola per costruire un parcheggio.
Bisogna rivedere la mobilità, ragionare sui parcheggi di prossimità e su un sistema di navette concorrenziali per scoraggiare l’ingresso in auto in città. E trovo aggressiva la nuova politica dei parcheggi. Nel programma elettorale della maggioranza si parlava di 1000 nuovi parcheggi. Quando li crei, puoi intervenire su quelli già esistenti.
Riguarda la vivibilità, il decoro. Questo è un tema importante, alla quale il sindaco ha cercato di portare una soluzione con le zone rosse e con l’intervento sul giardino dell’Ippocastano.
Non so valutare il livello di consenso della maggioranza, ma posso dire che i problemi del 2022 non sono stati affrontati. I progetti importanti che erano stati previsti nel programma del sindaco sono sostanzialmente scomparsi. E le uniche opere portate avanti derivano alle amministrazioni precedenti, come i giardini. E le dico un’altra cosa.
Como ha un bilancio ricchissimo: i dati al 31 dicembre evidenziano un avanzo di amministrazione di 122 milioni di cui 39 immediatamente disponibili. A Como nessuna amministrazione, prima di questa, ha avuto a disposizione così ingenti somme di denaro. Eppure, non riesce a spenderlo. Ma un’amministrazione non deve fare profitti, deve erogare servizi.
La mia impressione è che i comaschi siano abbastanza indifferenti. Anche se poi entrano in gioco con i comitati, realtà positive che esprimono con forza dei punti di vista.
Il consiglio comunale è molto impegnativo per me anche a livello emotivo perché si superano i limiti del rispetto. È come se tutto fosse improntato a un braccio di ferro. Questa conflittualità finisce poi per dividere anche la città e sfocia in procedimenti giudiziari. E quando intervengono i tribunali vuol dire che la politica ha fallito.
Mi fa piacere che qualcuno abbia riscoperto la dignità del poter partecipare autonomamente e con coscienza ai lavori del consiglio.
Siamo in ottimi rapporti. Lavoro con persone che hanno il mio stesso approccio politico. Vengono dalla società civile come me e, a un certo punto della loro vita, hanno deciso di partecipare alla vita di questa città.
Devo dire che abbiamo dei rapporti ottimi, cementati da questo convincimento di rappresentare uniti la dignità del consiglio comunale che troppo spesso non viene rispettata, anche per la funzione di garanzia che il presidente dovrebbe espletare.
Sì, nel 2022. Ma io dico largo ai giovani. Il mondo senza giovani non va avanti. La mia generazione, quello che doveva dare, ha dato, nel bene e nel male. Non mi candiderei a sindaco ma resto a disposizione della città.
Mi prefiguro un sindaco che abbia una forte personalità. Qualcuno che abbia conoscenza di dove sta andando il mondo e che si contorni di persone di alto livello. Una squadra compatta in grado di mediare.
Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.
Sono molto contento di essere entrato in consiglio.Ho conosciuto mondi e persone nuove. Però ho pagato un prezzo alto in termini di serenità personale. L’importante è non farsi trascinare troppo dai sentimenti negativi.
No, direi sostanzialmente no.
Sono due esperienze diverse che ho esercitato con passione.
A parte il pompiere, come tutti bambini, ho sempre voluto fare un mestiere che non finisse con me ma che in qualche misura andasse ad incidere positivamente sulla realtà.
Spero di sì.
Ricerco l’equilibrio fondamentale per vivere la mia età con la dovuta armonia. Ed è per questo che non sopporto la conflittualità.
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