Il cantiere della Como Nuoto finisce in procura
Esposto delle minoranze contro la giunta Rapinese: «A carico dei cittadini le spese per lavori dell’associazione»
Como
Le minoranze in Consiglio comunale a Como scrivono alla Procura ipotizzando possibili illeciti nel finanziamento dei lavori alla piscina di viale Geno. Finisce con un articolato esposto la querelle politica sul doppio finanziamento, da 500mila e da 750mila euro, dei lavori per l’impianto dato in gestione dalla Como Nuoto.
L’esposto parte dalla ricostruzione della concessione dell’impianto sportivo affidato nel 2021 con una serie di obblighi precisi: realizzare in tempi brevi gli interventi di messa a norma e farsi carico della manutenzione necessaria a garantire funzionalità e sicurezza della struttura. Secondo i consiglieri firmatari, questi obblighi non sarebbero stati rispettati. I lavori previsti non sarebbero stati eseguiti nei tempi stabiliti e, più in generale, non ci sarebbe alcuna traccia documentale di un’attività coerente con il progetto presentato in gara
L’inadempimento - secondo gli esponenti - di Como Nuoto si inserisce nel passaggio più pesante dell’esposto: le accuse al Comune. L’amministrazione, scrivono i consiglieri di minoranza, pur sollecitata più volte non avrebbe esercitato i propri poteri di controllo e di intervento. Anzi, di più. Perché a fronte degli ipotizzati inadempimenti il Comune ha finanziato con risorse pubbliche una serie di interventi sull’impianto, prima con uno stanziamento da 550 mila euro nel 2022 e poi con ulteriori risorse fino a 750 mila euro nel 2024. Quegli interventi, secondo l’esposto, coincidono in larga parte con lavori che Como Nuoto si era impegnata a realizzare a proprie spese già in sede di gara.
L’esposto contesta anche la giustificazione utilizzata per legittimare gli interventi pubblici, cioè l’esistenza di «ammaloramenti e problemi di vetustà emersi dopo la concessione». Ma, secondo i firmatari, si tratta di una tesi non sostenibile: lo stato dell’impianto era noto e accettato “visto e piaciuto” al momento della sottoscrizione del contratto.
Da questa ricostruzione deriva la conclusione: da un lato un concessionario che non avrebbe adempiuto integralmente ai propri obblighi, dall’altro un’amministrazione che non solo non avrebbe esercitato un controllo efficace, ma avrebbe anche scelto di intervenire economicamente al posto del privato.
Dal Comune - pur sollecitato a una replica - solo silenzi. Parla, invece Bruno Galati, presidente di Como Nuoto: «Sono arrivato 8 mesi fa, ma posso dire che le opere di competenza nostra sono state svolte ed eseguite. Anzi: abbiamo fatto di più di quello che era di nostra competenza. Abbiamo fatto a spese nostre anche alcune opere di manutenzione straordinaria da noi, da ultimo rifacimento del pontile».
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