(Foto di archivio)
Trasporti Il nodo è quello dei treni che dovevano essere garantiti nonostante lo sciopero. «Hanno giocato sporco. Vogliamo capire cosa non ha funzionato: di chi è stata la colpa?»
Como
Il patto con i pendolari è stato tradito. O forse, come qualche pendolare scrive: «Trenord ha giocato sporco come sempre». Il riassunto per coloro che lunedì non hanno dovuto spostarsi sui binari comaschi è presto fatto: in virtù dello sciopero firmato da Orsa, 9 treni da e per Como S. Giovanni, inclusi nella lista “servizi minimi garantiti”, sono stati cancellati. Per quanto riguarda la linea di Como Lago, le corse garantite saltate sarebbero almeno 4, di cui due verificate e due presunte, dato che non sono risultate come mai partite.
Il mattino dopo, di fronte alle tabelle, Ettore Maroni, portavoce del comitato dei pendolari comaschi, annuncia: «L’intenzione è presentare un esposto per chiedere chiarimenti sulle cause di questa debacle e, soprattutto, evitare che quanto accaduto finisca nel dimenticatoio».
Di sicuro, nei meandri delle pagine Facebook, tutto rimarrà tracciato: foto dei tabelloni, sfoghi testuali, pendolari che strizzano l’occhio all’imminente traffico di viaggiatori legato alle Olimpiadi e, infine, testimonianze del sequel serale, alle 19 passate e a 4° C, aspettando un treno che non sarebbe passato. Spremuto il web, il succo che ne esce ha un solo sapore: «Se un treno è garantito, me lo devi garantire». Insomma, anche il mattino dopo, il malcontento reclama spazio ma, soprattutto, cerca un nome contro cui puntare il dito: «I non pochi che hanno pensato di poter usufruire delle fasce di garanzia, sono molto arrabbiati» racconta Giorgio Villa, referente del comitato pendolari S11. «Chiedono chiarezza. Chiedono cosa non ha funzionato. Chiedono a chi, nel mondo ferroviario, non sia chiaro il significato di “fascia di garanzia”. Semplificando: chiedono di chi sia la colpa».
A questo proposito, Villa racconta che, di fronte ad azienda e sindacati, i comitati hanno un margine d’azione ridotto. Il vero interlocutore chiamato in causa sarebbe quindi Regione Lombardia: «Dovrebbe accertare, in punta di diritto e soprattutto di contratto, come mai sia successa questa carenza di servizio in una fascia a tutela dell’utenza e trarne le dovute conclusioni». Nel frattempo, l’assessore regionale ai Trasporti Franco Lucente non è ancora intervenuto sull’accaduto.
La violazione però, secondo i pendolari c’è stata eccome. E, a giudicare dalla rabbia, stavolta potrebbero non lasciar correre.
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