Il Comasco tra le aree peggiori d’Italia per carenza di medici
Sanità In provincia di Como la media di pazienti è di 1.474 per medico curante Un problema diffuso in molte province lombarde
Lettura 1 min.Mentre si discute, a pochi giorni dalla scadenza fissata a fine giugno, di riforma della medicina di base, così da riempire le case di comunità ristrutturate con i soldi del Pnrr, ogni giorno i medici di famiglia fanno i conti con un numero di assistiti sempre più elevato.
Il dato peggiore a Pistoia
Si scopre così dai database che Iqvia, società che fornisce ogni anno al Sole24 ore i numeri per costruire il rapporto sulla qualità della vita delle diverse province, che il nostro territorio è uno dei più sguarniti a proposito di medici di medicina generale. Uno ogni 1.474 cittadini. La fotografia è aggiornata ad aprile 2026, secondo questa analisi in media in Italia c’è un dottore della mutua ogni 1.247 cittadini. Record negativo a Pistoia (1.520), seconda Lodi (1.507) e terza Rovigo (1.507), poi Massa Carrara (1.476) e quindi tante province lombarde. Monza (1.475) e subito dietro Como (1.474). Un territorio che paga l’alta età media dei medici come pure la vicinanza con la ricca Svizzera. Seguono Lecco (1.449), Bergamo (1.435), Milano (1.430), Sondrio (1.394), Varese (1.381), Pavia (1.376),Cremona (1.362), Brescia (1.319). Di mezzo territori come Grosseto (1.447), Arezzo (1.411), Pordenone (1.406). Non bene la Sardegna con Oristano (1.345) e la provincia Sud (1.349), ma comunque meglio di noi. Il rapporto medici pazienti è al contrario ottimale a Messina (996), Agrigento (1.034), Catania (1.038) o Pescara (1.041), queste province che tengono meglio. Nella mappa italiana il nord è in assoluto l’area con più buchi.
Le zone del lago più in difficoltà
Nel Comasco non tutti i medici sono massimalisti, ci sono zone più scoperte, dal lago alla bassa, meglio il capoluogo, dunque molti medici si fanno carico di 1.800, anche 2mila pazienti. Rispetto all’anno scorso in provincia abbiamo perso un 3% in meno di medici di famiglia e di pediatria, rispetto a prima della pandemia, nell’arco di un decennio, siamo passati da circa 400 medici di famiglia a meno di 300. Nel frattempo governo e sindacati stanno mediando per cercare di impiegare i medici di famiglia all’interno delle case di comunità, come immaginato dal Pnrr, almeno per una quota oraria. «Non ce la faranno - commenta il medico comasco Giovanni L’Ala – possono costringere i nuovi giovani medici, ma quelli già al lavoro più esperti nelle case di comunità non ci entreranno mai. Qualche ora di rappresentanza, forse, ma nella categoria dei medici di famiglia ormai c’è grande malessere, si è persa la fiducia. Governo e Regioni hanno tentato un’azione di forza senza dare risposte sui carichi burocratici o sugli strumenti informatici sempre fuori uso. E comunque prima si fanno gli accordi e poi gli investimenti per costruire delle strutture, altrimenti il rischio è spendere soldi per delle scatole vuote».
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