«Il Conservatorio? Ha bisogno di spazi ed è in grande salute»
Intervista Walter Roccaro è il nuovo direttore e assumerà l’incarico a novembre, all’apertura dell’anno accademico
Lettura 2 min.Il Conservatorio ha un nuovo direttore per il triennio 2026 – 2029. Walter Roccaro è stato eletto al primo turno con la maggioranza assoluta e assumerà l’incarico il 1° novembre, in occasione del nuovo anno accademico. La nomina arriva in una fase particolarmente significativa per l’istituto lariano e per l’intero sistema dell’Alta formazione artistica e musicale (Afam), oggi interessato da profonde trasformazioni organizzative e culturali.
L’elezione di Roccaro si inserisce nel percorso di crescita costruito negli ultimi sei anni sotto la guida di Vittorio Zago, periodo durante il quale il Conservatorio comasco ha consolidato la propria presenza nel panorama Afam, ampliando l’offerta formativa e artistica, intensificando le collaborazioni con enti culturali e istituzioni e rafforzando la propria visibilità in ambito internazionale.
Il nuovo mandato si apre dunque all’insegna della continuità, ma anche della volontà di sviluppare ulteriormente i progetti avviati.
(Foto di Foto di Alessio Brunialti)
Cosa l’ha spinta a candidarsi?
In questi quattro anni di insegnamento a Como ho avuto modo di conoscere da vicino la realtà del Conservatorio e
di confrontarmi con docenti, studenti e personale. Ho percepito una forte vitalità, ma anche l’esigenza di rafforzare ulteriormente il dialogo interno e la capacità di ascolto. Quindi, più che una candidatura nata da un’iniziativa personale, la mia è stata la risposta a una sollecitazione che ho avvertito all’interno della comunità accademica.
Quale idea ha del Conservatorio di Como?
Lo considero una realtà estremamente viva. È un luogo dove si formano giovani artisti e dove si coltivano sogni, aspirazioni e percorsi di crescita umana oltre che professionale. La necessità di ampliare gli spazi, per esempio, è certamente un problema, ma è anche il segno di un’istituzione sana, che cresce e che attrae sempre più studenti e attività.
A proposito degli spazi, il tema della nuova sede – leggi Carducci – resta aperto. Come affrontarlo?
Occorre distinguere i diversi livelli della questione. Il direttore ha competenze legate all’idoneità degli spazi e alle esigenze didattiche e artistiche dell’istituto. Gli aspetti giuridici e amministrativi seguono percorsi differenti.Credo che oggi sia necessario fare una valutazione rigorosa della situazione, partendo dai dati concreti: costi sostenuti, finanziamenti disponibili, prospettive reali e tempi di realizzazione. Solo da lì si può ripartire.
Lei vive a Milano ma insegna a Como da quattro anni. Che impressione si è fatto della città?
In realtà il mio rapporto con Como è più antico. Ho legami familiari che mi riportano all’infanzia (suo zio, Vincenzo Gazzillo, fu prefetto di Como, ndr) e quindi, in qualche modo, la città era già presente nel mio immaginario. Oggi ritrovo quella stessa atmosfera: una città curata, con ritmi più lenti rispetto a Milano e con una forte identità. Anche sul piano culturale percepisco una sensibilità particolare, fatta di attenzione e di profondità più che di frenesia.
Negli ultimi anni il Conservatorio ha moltiplicato produzioni e collaborazioni. È una strada da proseguire?
Assolutamente sì. Il lavoro svolto negli ultimi anni ha prodotto risultati straordinari. Le grandi produzioni realizzate dal Conservatorio hanno dimostrato che un istituto di alta formazione può essere contemporaneamente luogo di studio e centro di produzione culturale di alto livello. Questa direzione va consolidata e sviluppata.
Ritiene che il Conservatorio debba raccontarsi di più?
Sì. Negli ultimi anni è stato fatto moltissimo, ma spesso ciò che viene realizzato non è percepito fino in fondo dalla cittadinanza. Non basta produrre contenuti di qualità: bisogna anche trovare il linguaggio giusto per comunicarli. Occorre capire come raggiungere interlocutori diversi e costruire un racconto capace di coinvolgerli.
Come si possono avvicinare nuovi pubblici?
Innanzitutto mostrando che dietro la musica ci sono persone. Gli studenti del Conservatorio sono giovani come tutti gli altri, con passioni, dubbi, fragilità e ambizioni. Raccontare queste storie può aiutare a superare molti stereotipi.
Che insegnamento può offrire oggi lo studio della musica?
Viviamo in una società che tende a privilegiare l’immediatezza e la velocità. Studiare uno strumento insegna invece il valore dell’attesa, della gradualità e del lavoro quotidiano. Tra la lettura di una partitura e la sua esecuzione c’è un lungo percorso fatto di studio, tentativi, correzioni e crescita. È una lezione importante non solo per chi vuole diventare musicista, ma per qualsiasi giovane.
Quale sarà, in sintesi, la cifra del suo mandato?
Mi piacerebbe lavorare per un Conservatorio sempre più aperto, partecipato e consapevole del proprio ruolo. Un’istituzione capace di mantenere elevata la qualità della formazione e della produzione artistica, ma anche di dialogare con la città, con i giovani e con la società contemporanea. Perché la musica non è qualcosa di separato dalla vita: ne è una delle espressioni più profonde.
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