«Il costo della vita pesa di più al Nord»: intervista a Guido Guidesi

Intervista L’assessore regionale allo Sviluppo interviene sul tema inflazione: «L’omologazione delle scelte crea iniquità»

Como

Anche nel 2025, Milano si è confermata la città più cara d’Italia. A seguire Aosta e Bolzano. Como è ai primi posti per quanto riguarda i prezzi degli immobili. Ultime, invece, sono Napoli, Palermo e Catanzaro. La classifica è stata realizzata dal Codacons e disegna un quadro molto chiaro, con divari territoriali in peggioramento.

Guido Guidesi, assessore regionale allo Sviluppo economico, l’inflazione ha pesato più al nord che al sud Italia?

Mi sembra davvero qualcosa di evidente e, tuttavia, questo tema non è al centro del dibattito politico e non mi risulta che si stia lavorando a misure che consentano di ridurre questo disequilibrio. Al nord Italia, l’inflazione ha picchiato davvero duramente, a partire dai costi energetici. Sono stati interessati dall’aumento dei prezzi tutti i servizi essenziali e i beni di prima necessità. Eppure i contratti nazionali di lavoro sono gli stessi, al nord come al sud, nel settore privato come in quello pubblico. Prendiamo ad esempio i voucher o buoni pasto aziendali: i valori sono simili eppure il potere d’acquisto è ben differente a livello territoriale. Una situazione che desideriamo evidenziare affinché si studino correttivi.

Quali strumenti sarebbe opportuno mette in campo a suo avviso?

In primo luogo vorremmo che si aprisse un dibattito su questa tematica. In questo modo, infatti, potrà essere studiato uno strumento tecnico che consenta di ripristinare l’equità. Penso a forme di indicizzazione, ad algoritmi, a premialità che investano alcuni territori più di altri, proprio sulla base dei prezzi al consumo.

La Regione non può fare nulla da questo punto di vista?

La Regione non ha leva fiscale e quindi non può intervenire. Si tratta chiaramente di un tema nazionale, che deve affrontare il governo tenendo conto delle differenze territoriali. L’omologazione delle scelte crea iniquità.

Quali pericoli vede se la situazione non dovesse cambiare?

Siamo molto preoccupati perché questo disequilibrio, se persistente, può incidere pesantemente sui consumi e può quindi creare un danno economico rilevante alle imprese dei nostri territori oltre che, naturalmente, alle famiglie.

Pensa che il vostro appello troverà seguito?

Me lo auguro decisamente. Noi continueremo ad insistere perché ci sembra un tema ineludibile.

Ci sono altre realtà o associazioni che possono sostenere questo percorso?

Sicuramente porteremo questa tematica al tavolo della competitività di Regione Lombardia, in modo che si possa fare sistema per chiedere un intervento in tempi brevi. Occorre fare di più, in particolare per quanto riguarda il costo dell’energia che ormai impone un intervento strutturale: le nostre imprese non possono avere un’incidenza del costo così più elevata rispetto ai competitors. E, per quanto riguarda il costo della vita quotidiana, non basta il pur giusto taglio del cuneo fiscale per aumentare la busta paga».

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