Il giovane ferito esce dalla rianimazione. «L’hanno gambizzato per odio razziale»

Rebbio Parla l’avvocata del ragazzo vittima dell’agguato di lunedì scorso in via Di Vittorio. «Lavora e faceva una vita normalissima. Episodio slegato da un reato commesso anni fa»

Ha paura, Sadaru. E al suo avvocato non lo nasconde. Paura per sé e per la sua famiglia. Paura, perché quando qualcuno ti avvicina per strada, peraltro in una zona abitata, e si prende tutto il tempo per puntarti contro un revolver e spararti per rovinarti la vita, può essere capace di tutto. Ma Selene Marsiglia, l’avvocata che lo assiste da qualche giorno, non ha dubbi: «Di sicuro non è stato ferito per un reato commesso ormai tre anni fa e per il quale ha già pagato il suo debito». Anzi, la legale ha un sospetto: «Il movente di questo reato temo sia da collegarsi all’odio razziale».

Sadaru Dewimina Dodangoda, il giovane di vent’anni nato in Sri Lanka anche se ha vissuto da sempre in Italia, è uscito dalla rianimazione, dov’è rimasto ricoverato per giorni dopo che i chirurghi del Sant’Anna lo hanno sottoposto a un’operazione per provare a ridurre i danni enormi causati da quei colpi di revolver che ignoti gli hanno esploso contro le gambe. E che gli hanno distrutto un ginocchio e un femore.

Ai Carabinieri del nucleo investigativo di Como, il ragazzo non ha saputo raccontare alcunché degli autori dell’agguato. Ha detto di non aver neppure fatto in tempo a guardarli, tanto il tutto si è svolto con incredibile rapidità. E ha anche riferito di non aver nemici. Nessun affare illecito o debito di droga.

Cambiato vita

«Il mio assistito - sottolinea l’avvocata Marsiglia - dopo aver avuto un problema con la giustizia (fu arrestato per una rapina ai danni di un giovane maghrebino in zona giardini nell’estate 2023 ndr) da due anni ha cambiato decisamente vita. Ha trovato un lavoro, fa l’operaio, dove è ben voluto da tutti». La sua famiglia vive in Italia da 25 anni. «I genitori sono persone meravigliose. La madre, comprensibilmente, è molto spaventata per quanto accaduto». E allora cosa può essere successo?

Come già sottolineato nei giorni scorsi, l’ipotesi più probabile è che Sadaru possa aver incrociato la strada di persone sbagliate. E aver litigato con qualche soggetto pericoloso.

Insiste la legale del giovane: «Escluderei motivazioni legate a un inesistente passato criminale del ragazzo. Che ormai aveva una vita regolarissima, e la cui famiglia è molto integrata nel tessuto sociale comasco. L’ipotesi più probabile è che possa aver osato alzare la testa nei confronti di qualcun altro ed essere stato punito anche per via delle sue origini».

Il solo episodio recente che lo ha visto coinvolto riguarda una lite notturna, in pieno centro storico, avvenuta una settimana fa. In quell’occasione Sadaru era in compagnia di altri amici, tutti italiani, quando il gruppetto di cui faceva parte ha avuto un diverbio con alcuni sconosciuti. Una vicenda che aveva costretto il 112 a far intervenire una pattuglia della Guardia di finanza.

Cosa di poco conto, in realtà, anche se nel corso del diverbio i toni si erano alzati. Ma da qui a ipotizzare una ritorsione così grave il passo è sicuramente lungo.

«Di certo - conclude l’avvocata Marsiglia - il mio è assistito è la vittima. E hanno provocato dolore nella famiglia certi commenti d’odio sui social, verso un ragazzo che lavora, paga i contributi» e da anni ha cambiato vita rispetto a qualche episodio del passato.

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