Il problema della casa: a Como otto sfratti su dieci avvengono per “morosità incolpevole”

Alla Fondazione Scalabrini un convegno provocatoriamente intitolato “Il problema della casa non esiste. Il problema è abitare”

Como

La difficoltà attuale di trovare e mantenere una casa è stato il tema al centro del convegno che si è svolto venerdì mattina nella sede della Fondazione Scalabrini. Il convegno, intitolato provocatoriamente “Il problema della casa non esiste. Il problema è abitare”, ha visto partecipare operatori del terzo settore, assistenti sociali e cittadini per capire perché, oltre alle mura, stia venendo meno il senso profondo del vivere in una comunità.

Ad aprire i lavori è stata Francesca Paini, presidente della Fondazione, che ha lanciato un monito chiaro sulle fragilità del sistema attuale spiegando che «la casa non deve essere il punto di partenza, né la soluzione definitiva; bisognerebbe essere in grado di prevedere ed evitare molte situazioni d’emergenza», evidenziando come troppo spesso gli aiuti arrivino quando il danno è già fatto, lasciando le famiglie prigioniere di una burocrazia che invece di sostenere finisce per complicare le cose.

L’incontro è proseguito con la presentazione della ricerca curata da Teresa Soldini e Raffaele Monteleone, che hanno dato un volto e numeri precisi al disagio abitativo, descrivendolo come un equilibrio instabile in cui quasi la metà delle famiglie intervistate vive in spazi troppo stretti o in case fatiscenti. Soldini ha sottolineato con forza che «il vero problema è che spesso queste persone vivono nel totale isolamento, senza nessuno a cui chiedere aiuto», mentre Monteleone ha aggiunto un dato che smonta molti pregiudizi: a Como, ben otto sfratti su dieci non avvengono perché le persone non vogliono pagare, ma per la cosiddetta «morosità incolpevole», ossia famiglie che all’improvviso perdono il lavoro o affrontano una malattia e non riescono più a stare dietro all’affitto.

La ricerca ha mostrato chiaramente che una casa non è solo un tetto, ma un intreccio di relazioni, lavoro e dignità che, se si spezza, trascina con sé la vita della persona, motivo per cui Gabriele Rabaiotti, architetto ed ex assessore a Milano, ha invitato tutti a un radicale cambio di mentalità: «Siamo un paese troppo legato all’idea della casa di proprietà, ma dobbiamo iniziare a vedere l’abitare come un servizio e un diritto di tutti, non solo come un investimento», ha affermato, suggerendo che la vera sfida non sia costruire nuovi palazzi, ma rimettere in sesto l’esistente per adattarlo alle necessità di oggi, rendendo l’affitto una scelta sicura e dignitosa.

Dopo questa intensa mattinata di analisi, i partecipanti si sono divisi in gruppi per discutere insieme di soluzioni concrete, concludendo la giornata con la consapevolezza che per risolvere l’emergenza abitativa non servono solo leggi, ma una comunità capace di accorgersi dei problemi prima che diventino drammi, mettendo al centro la persona e il suo fondamentale diritto di sentirsi a casa.

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