Il processo alla “mantide”. Le vittime non si presentano

In Tribunale Gli uomini che hanno denunciato di essere stati “sedotti” e rapinati evitano di testimoniare

Nove erano le parti lese. Una sola si è presentata in aula, costituita come parte civile. Le altre stanno pure facendo fatica ad arrivare a Monza, in Tribunale, anche solo per testimoniare contro Tiziana Morandi, la comasca accusata di essere la “Mantide della Brianza”, donna che avrebbe somministrato dei farmaci – soprattutto benzodiazepine – per intontirli e poi rapinarli.

La 49enne cresciuta a Rebbio deve rispondere a ben 19 capi di imputazione, che in origine erano addirittura 21 prima che un paio di fermassero all’udienza preliminare, uno assorbito da una contestazione precedente e uno, per lesioni, che si era concluso con l’assoluzione perché «il fatto non sussiste». Il processo sta facendo sfilare i testi del pm. Tra questi, ovviamente, anche le presunte parti lese. Uno di loro, che dovrebbe arrivare da Avellino, ha già “bucato” due appuntamenti e per la prossima udienza verrà accompagnato in modo coattivo. Un’altra vittima, residente in provincia di Bolzano, non si è presentata facendo pervenire un certificato medico, annunciando però – per la prossima occasione – di collegarsi da remoto dallo studio del proprio avvocato. Chi invece in aula si è presentato, pur non essendo una vittima della presunta “mantide”, è stato un ex fidanzato di Tiziana Morandi, un macellaio cinquantenne residente in provincia di Como, che ha riferito dei mesi trascorsi con la donna nel 2021, della loro relazione in cui alcune cose non lo convincevano, e anche dei soldi (circa 5 mila euro) che le avrebbe prestato e che non sarebbero mai tornati indietro. L’uomo ha raccontato di aver visto dei clienti della donna comasca uscire da casa intontiti, con lei che si giustificava come se quello fosse l’effetto dei massaggi rilassanti al collo appena conclusi. L’udienza è stata poi rinviata a fine giugno, nella speranza di poter finalmente sentire anche le parti offese – non costituite – che non si sono presentate in aula.

Tiziana Morandi è difesa dall’avvocato Alessia Pontenani del foro di Milano. Deve rispondere, come detto, a ben 19 capi di imputazione. Per la procura di Monza la comasca prima avrebbe circuito le vittime conosciute in diversi modi, anche su Facebook, poi avrebbe somministrato loro dei farmaci per intontirle e rapinarle. Su tavolo le contestazioni parlano come detto di rapina ma anche di lesioni e di utilizzo indebito delle carte di credito. Vittime che hanno età diverse, andando dagli 80 anni e oltre fino a nemmeno 30 anni. Tutti però hanno parlato di quella bibita bevuta in compagnia, oppure di un te, e poi di non ricordare più nulla trovandosi però senza oggetti preziosi, catenine d’oro, soldi.

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