Il ricordo della strage. L’omaggio ai Mauri
Anniversario. La famiglia comasca nel discorso di Molteni a Bologna. «È una ferita profonda e dolorosa»
Lettura 2 min.Il piccolo Luca Mauri, di soli sei anni, suo papà Carlo di 32 e la mamma Anna Maria Bosio di 28 sono stati ricordati ieri a Bologna, nell’anniversario della strage del 2 agosto 1980, in cui persero la vita.
Il sottosegretario all’Interno, il canturino Nicola Molteni, ha rappresentato il Governo e nel suo intervento ha voluto citare proprio la famiglia Mauri (che, fra l’altro, ha anche vissuto per un periodo a Cantù prima di trasferirsi a Tavernola): «Oggi è con autentica commozione – ha detto l’esponente della Lega - che sono qui in rappresentanza del Governo per non dimenticare: alle 10 e 25 di un sabato di agosto di 46 anni fa una strage, un attentato terroristico di matrice neo-fascista ha squarciato la vita di tantissime persone, di una città, di una nazione intera. Essere oggi qui, a Bologna, significa raccogliersi davanti a una delle ferite più profonde e dolorose della storia della nostra Repubblica».
Poi ha proseguito con un ricordo personale: «Nel 1980 avevo 4 anni, appena più grande della più giovane vittima della strage, Angela Fresu, ma il 2 agosto non è soltanto una data impressa nella memoria di questa città, è una data che appartiene all’Italia intera. Permettetemi di ricordare la famiglia Mauri, di Tavernola, quartiere di Como, ad appena mezz’ora da casa mia. Carlo, Annamaria e il figlio Luca, di appena sei anni, avevano deciso di trascorrere le vacanze in un villaggio turistico in provincia di Taranto. Partiti venerdì primo agosto in auto, nei pressi di Bologna ebbero un incidente. Danni solo all’auto, decisero di proseguire in treno. E qui, il loro viaggio è finito. Una tragica coincidenza? No. Con gli organizzatori della commemorazione di oggi voglio condividere e gridare: “Nessuna coincidenza!” (lo slogan scelto per la manifestazione, ndr.)». E ancora: «Ottantacinque persone comuni, bambini, donne, uomini, persero la vita, ma le vite spezzate in pochi istanti sono state molte, molte di più. Persone che stavano partendo per le vacanze, che tornavano a casa, che inseguivano un progetto, un affetto, una speranza, che vivevano una normale quotidianità. Dietro ogni nome vi è una storia interrotta, una famiglia segnata per sempre, un vuoto che il tempo non ha mai potuto colmare».
Anche il sindaco di Bologna Matteo Lepore, nel suo intervento ha voluto raccontare in breve le storie delle vittime più giovani dell’attentato e, tra loro, quella del piccolo comasco. «Luca Mauri, 6 anni – ha detto -, avrebbe iniziato la prima elementare quell’autunno. Viaggiava con i genitori Carlo e Anna Maria verso le vacanze in Puglia: un incidente d’auto li aveva già costretti a fermarsi a Bologna e a prendere il treno. Morirono tutti e tre insieme».
Presente al corteo e alla cerimonia anche la delegazione del Comune di Como con il gonfalone (sorretto da due agenti della Polizia locale) composta dall’assessore alle Politiche finanziarie Monica Doria e dal vicepresidente del consiglio comunale Stefano Legnani (Pd). Ieri a Bologna c’era anche la deputata comasca (e capogruppo alla Camera) Chiara Braga a fianco della segretaria nazionale dem Elly Schlein. Intanto a Como, sulla tomba della famiglia Mauri al Monumentale, è stato deposto un fiore a nome di tutta la città.
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