Il settore Taxi boat ci riprova al Tar

Villa Margherita. Nonostante le misure di sicurezza gli operatori denunciano spese insostenibili e disservizi . «Le regole del prefetto “anestetizzano” il lago, ma la crisi è dietro l’angolo. Il 27 ottobre l’udienza decisiva»

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Como

Era il 7 settembre quando il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, guidato dal prefetto Corrado Conforto Galli, tracciava la nuova rotta per la gestione del contestato pontile di Villa Margherita. Un pacchetto di misure nate per arginare i rischi emersi dopo l’attivazione dell’approdo: l’installazione di un anemometro digitale con protocolli di dirottamento in caso di maltempo, la presenza fissa di due addetti in banchina, il limite massimo di sei passeggeri, una distanza minima di 150 metri e la riduzione della velocità per i battelli di linea per abbattere il moto ondoso.

A distanza di settimane, la prova del nove del campo restituisce un quadro complicato: secondo gli operatori del settore le problematiche di sicurezza sembrano placate solo dall’inizio della bassa stagione e dal rallentamento “forzato” delle imbarcazioni, mentre sul piano economico e gestionale permangono numerose difficoltà a partire da costi insostenibili.

Matteo Planta, presidente del consorzio degli operatori del noleggio barca con conducente, traccia un bilancio amaro sull’impatto effettivo delle disposizioni: «Miglioramenti con le nuove norme? Non moltissimo. Complice il calo del lavoro, adesso si riesce a gestire. Quando ci sono i picchi di affluenza, il casino rimane. Comunque, la gente sta notando che questa spesa incide parecchio».

Planta fa riferimento al nuovo costo d’accesso al pontile: «Per far salire i clienti paghi 10 €, per scaricarli 10 €: sono 20 € in totale per l’uscita con il nuovo sistema. Quando fai ore e devi mettere 20 € in più a bilancio, si sente. La stagione è difficile un po’ per tutto, complice l’aumento del carburante che è alle stelle, si tiene duro, ma sicuramente non sono buone notizie».

Inoltre, la promessa di trovare approdi alternativi sul territorio comunale resta disattesa. «A Como non c’è niente, è tutto nei paesi fuori città - evidenzia Planta -. Abbiamo una risposta dell’autorità di bacino che ci ha dato ipotetici pontili a Cernobbio, Blevio, Torno. Ma se ho l’attività a Como e devo chiedere al cliente di andare fuori, non è fattibile. Se uno viene a piedi o con il treno, l’hai perso: non tutti hanno il mezzo per muoversi autonomamente».

Secondo Planta anche l’assistenza a terra lascia a desiderare, insieme a gravi carenze strutturali: «Ogni tanto di addetti ce ne sono due, ogni tanto ce n’è uno. Il disagio rimane: non c’è un bagno e l’accesso per i disabili non è consentito. C’è una barra sotto al cancello che rappresenta un inciampo per chiunque».

Sulla stessa linea d’onda c’è Francesco Lombardi, titolare della La Dolce Vita comolakeboattours e promotore di una perizia tecnica sui rischi del pontile, che annuncia una tappa fondamentale: «Il nostro ricorso al Tar è stato fissato per il 27 ottobre. Sulla base dei risultati non positivi ottenuti dagli altri, lo abbiamo ricalibrato. Speriamo ci sia la possibilità di ottenere la sospensiva».

Sulla sicurezza attuale del primo bacino, Lombardi affonda il colpo: «Grossi problemi non ci sono semplicemente perché il primo bacino è stato anestetizzato. Non ci sono onde perché i battelli e le barche passano a passo d’uomo. In una situazione del genere, senza onde, è chiaro che incidenti non ne capitano. Ma mi chiedo fino a quando durerà: a novembre va tutto bene, ma in alta stagione, quando i capitani della navigazione avranno la pressione di dover rispettare gli orari, non so se rispetteranno i limiti. Inoltre, sembra che sul pontile abbiano ridotto il personale da due a un solo addetto al giorno e non hanno messo neanche l’anemometro promesso».

A fare le spese del nuovo assetto è soprattutto la fascia del self-driving e dei tour brevi: «C’è un’intera categoria, quella dei possessori di barche da 40 cavalli senza conducente, che è stata praticamente azzerata. Io stesso, che ho una barca da 40 cavalli, è un mese che non la faccio uscire. Inoltre, i 20 euro per l’ingresso al pontile a viaggio sono deleteri per i tour privati che ne stanno soffrendo: così si incentiva involontariamente un turismo super popolare con barche stipate e cala la qualità del servizio».

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