Il talento di Noubar: dai banchi del Volta alle particelle del Cern
La storia Due settimane accanto ai ricercatori di Ginevra, per assaggiarne la passione. Poi, il sogno di applicare la fisica nell’ambito medico
Lettura 2 min.A circa quattro chilometri dalla cittadina svizzera di Ginevra, c’è un piccolo comune - Meyrin - diventato famoso per essere casa del Cern, e per la strumentazione sopraffina di quest’ultimo. Eppure, a stupire di più Noubar Paolo Manoukian, 17 anni e studente del liceo scientifico al Volta, sono state le persone che al Cern ci lavorano. Menti giovani, appassionate, mosse dal brivido della ricerca e disposte ad aprire il loro mondo, anche solo per due settimane dello scorso gennaio, a Noubar.
«La mia esperienza è nata abbastanza per caso - racconta lui -. A settembre ero andato con la mia famiglia a visitare il Cern, perchè da un po’ di anni sono appassionato alla fisica. Lì si può vedere semplicemente in
museo, e a fare da guida c’era questo ingegnere, poi diventato il mio tutor, che ha notato il mio interesse e si è fermato a chiacchierare». È vero, al Cern ci sono tante opportunità per gli studenti, ma per quelli delle università, non dei licei. «Siamo però riusciti, insieme ai docenti del liceo Volta, a organizzare tutto: non è scontato che permettesse di fare due settimane di assenza per andare lì».
E così, il 18 gennaio, lasciata Como, Noubar è arrivato alle porte di Ginevra, e anche a quelle del Cern: «Mi aspettavo di rimanere colpito dalla tecnologia, dal livello di precisione ingegneristica che c’è dietro. Ma ciò che veramente mi ha lasciato a bocca spalancata è la gente che lavora lì: persone appassionate, che rimarrebbero in laboratorio a comporre le parti fondamentali dei rivelatori di particelle fino a mezzanotte». Al Cern ci sono «circa 16mila lavoratori, di cui 2-3mila impiegati, mentre gli altri sono “users” cioè esterni che lavorano sfruttando le strutture del Cern». Età media? 25-30 anni. Essere il più giovane, addirittura minorenne, non ha messo in soggezione Noubar, anzi «mi ha dato una prova del fatto che comunque mi sto portando avanti - continua -. Questi sono gli anni in cui mettersi alla prova in tutto».
Nelle giornate a Meyrin, tra cilindri di dimensioni inimmaginabili, Noubar ha partecipato ad attività di ricerca teorica sulle “drift chambers” «che sono dei particolari tipi di rivelatore di particelle», e ad attività in laboratorio con il Btst (Barrel Timing Layer Tracker Support Tube) e il Cms (Compact Muon Solenoid). Insomma, due sigle che a chi non se ne intende dicono poco, mentre tra chi vuole fare ricerca nel campo della fisica innescano conversazioni infinite. A questo punto Noubar apre la galleria del telefono e mostra un grosso cilindro di carbonio: «Abbiamo utilizzato uno scanner 3d per controllare che non avesse deflessioni troppo accentuate». Perchè, in effetti, considerati gli investimenti su cui si regge il Cern, il margine è millimetrico. Ma come si ritrova un diciassettenne a parlare in modo così sciolto di fasci di protoni che collidono? «La passione per la fisica è nata in modo graduale. Prima mi sono appassionato alla matematica: ricordo l’estate della seconda, la mia professoressa di matematica mi aveva consigliato da leggere un bellissimo libro che si chiama “Zio Petros e la congettura di Goldbach”». Anche la fisica è entrata nella sua vita con un libro: “Universo su misura”. Tornando all’esperienza al Cern, Noubar racconta di essere tornato a Como con ancora più domande di prima: «Scoprendo effettivamente cosa significa fare ricerca, ho capito che forse dietro a quel mondo c’è veramente qualcosa di speciale». Qualcosa che anche Noubar si augura di sperimentare dopo la maturità. Sul tavolo delle opzioni c’è un test già superato per il Politecnico, uno ancora da fare per le altre facoltà di fisica in Italia, ma anche «una mezza idea di tentare la Normale di Pisa». E dopo?
«Idealmente - continua lui - fare ricerca fisica in ambito medico è forse il campo in cui mi piacerebbe
cimentarmi di più. «Un riferimento che ho in questo momento è Ugo Amaldi, che ha collaborato per creare il centro di adroterapia, per rivelare e curare i tumori».
Nei suoi anni al Volta, Noubar ha anche scritto per il giornalino scolastico, curando una rubrica a tema scientifico. Ha continuato a praticare sport, il calcio in particolare, che «mi permette di avere un momento in cui stacco completamente la testa» e che, sempre secondo lui, restituisce l’equilibrio necessario a gestire le giornate piene di studio.
«Poi vabbè - conclude Noubar - anche lavorare come ingegnere in Formula 1 mi piacerebbe parecchio, però un giorno vorrei arrivare a una certa età e dire : io ho fatto, mi sono messo all’opera, facendo qualcosa di utile anche per gli altri».
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