Il teatro di Rebbio (per ora) non riapre: dal Comune chiedono altri documenti

Como L’avvocato che sta seguendo la parrocchia: «Non capiamo perché il Comune ci domandi di predisporre un’altra pratica, un passaggio che richiede verifiche e allunga i tempi»

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Chiuso con un’ordinanza da poco più di un anno, ultimati nei mesi scorsi i lavori di sistemazione anche grazie alla generosa raccolta fondi dei cittadini, il teatro Nuovo attendeva il sopralluogo delle autorità locali per accertare adempimenti e riqualificazioni. «Il Comune, in due occasioni – spiega l’avvocato Vincenzo Latorraca che segue la parrocchia – ha rinviato l’appuntamento chiedendo integrazioni rispetto alle pratiche edilizie dell’oratorio e dei locali annessi. Si tratta però di procedimenti distinti in quanto le unità immobiliari sono differenti e soprattutto hanno funzioni diverse. Non mi pare che l’amministrazione possa pretendere di risolvere, allungando i termini di conclusione del procedimento, tutte le pratiche edilizie aperte. In questo momento il teatro è prioritario, la lunga ha oggettivamente limitato le attività caritatevoli, così definite dal Consiglio di Stato, della parrocchia». Il tutto prima di arrivare alla nuova convocazione della commissione di vigilanza che è a livello cittadino l’organo deputato a dare il via libera al teatro, ormai pronto a riaprire i battenti. Senza spettacoli ed eventi il teatro non ha incassi, è un servizio fermo che mette in difficoltà la chiesa di Rebbio.

«Più di un anno fa i vigili del fuoco, fatto il sopralluogo, hanno espresso la necessità di adeguare il teatro alle nuove disposizioni normative – dice ancora Latorraca – senza imporre la chiusura del teatro disposta invece dal Comune. Perciò mi sarei atteso una decisione meno drastica e ragionevolmente rivolta a verificare la prosecuzione dell’attività. In città, anche in importanti luoghi pubblici, diversi edifici hanno problemi irrisolti analoghi. Non voglio pensare che con la parrocchia di Rebbio il Comune utilizzi pesi e misure diverse».

Il 19 di marzo il Consiglio di Stato è comunque chiamato a dirimere la questione tra parrocchia e amministrazione comunale. Il Comune tramite un’ordinanza dirigenziale poco più di un anno fa aveva intimato la chiusura del teatro, il Tar aveva poi respinto la sospensiva presentata dalla parrocchia richiamando la tutela della pubblica incolumità. Ai giudici adesso spetta il compito di decidere se quell’ordinanza aveva tutti i presupposti oppure no, detto che nel frattempo il teatro è rimasto chiuso e la cassa è rimasta vuota.

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