«Il Valduce crescerà con l’aiuto di tutti»

L’intervista Callisto Marco Bravi, nuovo direttore sanitario dell’ospedale di via Dante, rilancia il progetto del pronto soccorso

Un nuovo direttore per immaginare il futuro del Valduce, il Pronto soccorso? «Ci stiamo lavorando». Chiusa la lunga procura speciale sotto la guida di Mariella Enoc, da poche settimane in ospedale è arrivato Callisto Marco Bravi, 62 anni, bergamasco, chiamato da Verona dalla Congregazione delle suore infermiere che reggono le sorti dell’ospedale. Già a capo dell’Asst di Varese e del Sacco, il nuovo direttore sanitario vanta una esperienza di peso.

Lasciata la direzione di un grande ospedale universitario cosa ha trovato nel nostro piccolo presidio comasco?

Qui c’è una forte vocazione no profit. Questo ospedale nasce da una storia precisa, da una beata che curava i malati, gli ultimi, credo si debba partire dalle origini. E poi questo è l’ospedale della città. Certo a Verona c’erano 6mila dipendenti e l’università, ma ogni ospedale è fatto di professionisti, di medici e infermieri e il mio compito credo sia cercare di immaginare insieme a loro il migliore futuro per il Valduce, al servizio dei cittadini.

Servono nuove idee?

No, non sono preoccupato proprio perché qui non mancano nuove idee. Il momento non è semplice, dobbiamo ragionare con delle risorse che sono finite, ma c’è margine per migliorare se specialisti e sanitari possono esprimere le loro proposte. Al Valduce come pure a Villa Beretta che è un polo d’eccellenza su cui puntare. Faremo delle scelte sempre condivise con la Congregazione.

Ma lei fa il direttore generale?

Mi occupo della produzione sanitaria e ho una esperienza lunga, forse sono un elefante un po’ ingombrante. Credo di aver conservato la curiosità che è la vera caratteristica dei giovani. I miei incarichi decenni fa sono iniziati dai sistemi informatici nella sanità e oggi non ho timore di puntare sull’intelligenza artificiale laddove utile.

Mancano medici e infermieri?

Abbiamo avuto qualche problema su Villa Beretta, in particolare per la programmazione delle ferie estive, come ovunque c’è bisogno in particolare di infermieri. Però la situazione del nostro organico è meno negativa rispetto ad altrove. Cerchiamo di non disperdere l’esperienza mantenendo in reparto i colleghi arrivati a fine carriera.

Investimenti?

Dobbiamo riprendere in mano alcuni capitoli rimasti in sospeso. Per esempio il nuovo Pronto soccorso, per costruire una nuova palazzina servono ingenti finanziamenti, affatto facili per l’ospedale. In più bisogna pensare ai macchinari, agli apparecchi per la diagnostica, altri milioni di euro, per un servizio necessario alla città che però non è così remunerativo.

Serve l’aiuto della comunità?

Assolutamente sì, magari una raccolta fondi, se è vero che c’è un forte legame tra la città e l’ospedale.

Chiedere alla Regione tariffe migliori?

Ci devo lavorare, ho bisogno di tempo. Io credo occorra pensare all’ospedale non in termini di costi, ma come ad un investimento.

Liste d’attesa?

Già in corso d’anno il Valduce arriva al tetto massimo. E’ questa una realtà che cerca di venire comunque incontro ai bisogni dei pazienti, anche oltre budget. Soprattutto per ciò che è più urgente, ma anche in questo caso occorre cercare di fare dei ragionamenti. Sono sicuro di poter dialogare bene con il direttore dell’Asst Lariana Luca Stucchi e con il direttore dell’Ats Insubria Salvatore Gioia. Condividendo priorità e servizi.

Lei arriva da Terno d’Isola...

Sì, vicino a Sotto il Monte, ancora i miei genitori avevano un filo diretto con la chiesa e l’esperienza papale. E penso che oggi ascoltare la saggezza del Papa farebbe bene all’intera umanità. Tra guerre e crisi abbiamo bisogno di più umanesimo, anche nella gestione della sanità.

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