Incendio sul monte Goj, «in fumo 23 ettari di verde: al lavoro al più presto»

Il presidente del Parco Spina Verde Giorgio Casati ha fatto un sopralluogo con il direttore Vittorio Terza nell’area bruciata. Si è trattato di una prima ricognizione per avviare le valutazioni sugli interventi da fare che, precisa Casati, «dovranno partire rapidamente, tra uno o due mesi, poiché il rischio di colate di detriti verso la zona di via Oltrecolle è molto elevato»

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Como

Parla di «incendio devastante» e di «impatto pesante», ma confida anche che «una parte degli alberi si possa salvare». Il presidente del Parco Spina Verde (di cui fa parte il Monte Goj) Giorgio Casati ha fatto un sopralluogo con il direttore Vittorio Terza nell’area bruciata. Solo da terra poiché, chiarisce, «la presenza di elicotteri per spegnere gli ultimi focolai ha reso impossibile l’utilizzo dei nostri droni».

Si è trattato di una prima ricognizione per avviare le valutazioni sugli interventi da fare che, precisa Casati, «dovranno partire rapidamente, tra uno o due mesi, poiché il rischio di colate di detriti verso la zona di via Oltrecolle è molto elevato». Ricognizione da cui emergono anche le prime foto di quel che è rimasto del sottobosco, ridotto a cenere. «Gli incendi sul monte Goj – racconta Casati – hanno storicamente rappresentato un problema per Como in quanto negli anni Settanta e Ottanta si sono ripetuti in modo ciclico. Durante il sopralluogo abbiamo visto piante con tracce di un incendio pregresso, risalente ad alcuni anni fa. La zona è sempre la stessa, impervia e instabile. Rispetto al passato, quando ad intervenire erano solo vigili del fuoco e volontari, la tecnologia e i canadair hanno contribuito in modo decisivo a far fronte alle situazioni di pericolo. Ho notato, da quanto osservato in modo diretto, che è bruciato molto il substrato mentre alcuni canaloni sono puliti. Un bel numero di piante è bruciato, comprese alcune già a terra (si tratta di una parte di quelle cadute nel luglio del 2023, quando il vento forte sradicò circa seimila alberi, ndr) mentre altre a nostro avviso potranno superare l’impatto poiché la corteccia fa da protezione e poi la natura è imprevedibile».

«Abbiamo stimato in 23 ettari, che significa 230mila metri quadrati, l’area interessata dal rogo e su cui ora bisognerà intervenire». A ottobre partirà, come già previsto, la fase due (da 440mila euro) legata alla rimozione degli alberi caduti tre anni fa , ora in fase di appalto. Ma dovranno essere effettuate alcune modifiche poiché una parte dell’incendio ha interessato anche quella zona e, inoltre, dovrà essere predisposto un ulteriore intervento urgente di messa in sicurezza dell’area andata in fiamme. «Rispetto all’intervento in programma a inizio autunno – precisa il numero uno del Parco – dovrà essere rivista una parte del progetto, pari a circa il 30% mentre il restante 70% può procedere regolarmente. Sono già partite valutazioni di carattere tecnico con esperti geologi e forestali e abbiamo contattato la facoltà di Agraria dell’Università di Milano per un supporto dei loro specialisti nell’individuare i primi lavori da fare sui versanti più impervi interessati dalle fiamme. C’è infatti la necessità di procedere con celerità per scongiurare le colate di detriti poiché, se dovesse succedere un evento meteo di particolare rilevanza, tutto il materiale arriverebbe direttamente in via Oltrecolle».

In seguito, ma con tempi più lunghi, dovranno essere previsti «interventi di rinaturalizzazione». Casati evidenzia inoltre come «sono in corso contatti con la Regione in modo da stabilire l’iter da seguire. Come Spina Verde abbiamo competenza in materia forestale, paesaggistica e idrogeologica e su questo ci stiamo muovendo mentre il servizio antincendio è delegato alla Provincia». Ma quali saranno le prossime fasi? «Credo che per metà settembre potremo avere un quadro esatto e, di conseguenza, una consapevolezza dei costi. Ma ripeto un primo intervento va fatto subito, che significa tra uno o due mesi. Conto che si potrà lavorare in contemporanea sia per la fase due già pianificata che con queste nuove opere urgenti».

Casati conclude dicendo che «l’incendio è partito dal sasso della strega e con il vento si è spostato verso l’Oltrecolle, l’area più impervia. Appena potremo useremo anche i droni, ma dal giro in auto posso dire che fortunatamente la baita monte Goj e il nostro punto panoramico sono integri, mentre è completamente distrutto il centro per il ricovero dei gatti randagi. Stamattina (ieri, ndr) ne ho visti tre bianchi, bellissimi. Spaesati ma stavano bene».

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