La Procura indaga sullo Yacht Club. Indebite percezioni pubbliche per la sede
L’inchiesta. Per l’accusa almeno centomila euro di sconti indebiti sul canone di locazione. L’associazione non ha comunicato al Comune di aver disinvestito nello sport dilettantistico
Lettura 1 min.Lo Yacht Club doveva comunicare a Palazzo Cernezzi che, di fatto, l’attività sportivo dilettantistica per la quale l’associazione aveva ottenuto uno sconto maxi per occupare forse il più bell’immobile del Comune non veniva più svolta o quasi. O che, comunque, l’attività prevalente ormai da anni era quella commerciale. Su queste basi il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf e la Procura di Como hanno messo sotto indagine gli ex vertici dell’associazione. E in particolare lo storico presidente Giancarlo Ge. L’ipotesi di reato è quella di indebita percezione di denaro pubblico. Almeno centomila euro - sempre stando l’accusa - di sconti non dovuti sul canone di locazione dell’immobile di viale Puecher.
Gli accertamenti
Nelle scorse settimane l’ex presidente Ge è stato interrogato dalle fiamme gialle. Gli investigatori hanno chiesto conto del motivo per cui non sia mai stato formalmente comunicato all’amministrazione la scomparsa, di fatto, dell’attività velistica e il calo drastico di quella motoristica.
Il fascicolo d’indagine trae origine da due passaggi chiave. Il primo: un lungo e articolato esposto che uno degli ex revisori dei conti dell’associazione ha depositato alla Guardia di finanza. Il secondo: le inchieste giornalistiche, pubblicate da La Provincia negli anni scorsi, nelle quali si raccontava di un conto economico clamorosamente sbilanciato sul fronte commerciale, piuttosto che sull’attività sportiva.
I riflettori sul bilancio dell’associazione si erano accesi già nel 2024 quando, nel bel mezzo di una guerra intestina per il cambio dello statuto che - secondo alcuni soci - avrebbe di fatto zittito la concorrenza ai vertici (all’epoca il presidente era proprio Giancarlo Ge), veniva a galla un conto economico i cui ricavi arrivavano per oltre il 70% da proventi commerciali anziché da attività sociali. Quello che emergeva era di fatto la quasi scomparsa di alcune attività sportive statutarie, in particolare la scuola vela, negli ultimi anni evaporata in quel del primo bacino del lago.
Secondo le fiamme gialle quando, il 30 agosto 2000, venne stipulato il contratto d’affitto tra Palazzo Cernezzi e l’allora Mila e Circolo della Vela, tra le condizioni legate alla decadenza dello stesso vi era anche il venir meno dell’attività dello statuto, ovvero quella di associazione sportiva dilettantistica.
La mancata comunicazione
Secondo l’ipotesi investigativa, l’associazione avrebbe avuto il dovere (quantomeno in forza a un regolamento approvato nel 2014 dall’amministrazione comunale) di comunicare i cambiamenti riguardanti la propria attività. Questo avrebbe, sostanzialmente, spinto il Comune a cancellare lo sconto del 50% sul canone d’affitto concesso proprio alla luce delle attività sportive e delle loro ricadute sulla città e la comunità.
Da qui l’accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche, che - da ciò che emerge - gli allora vertici dello Yacht Club hanno respinto con forza. Da un lato negando l’obbligo di comunicazione, dall’altro sottolineando gli enormi investimenti sostenuti dal sodalizio per i lavori di ristrutturazione della sede stessa.
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