Cronaca / Como città
Mercoledì 21 Gennaio 2026
India, Sudamerica e Uzbekistan. Sono in arrivo i nuovi infermieri
Sanità Cresce ancora il numero dei sanitari stranieri nei nostri ospedali. Dove il fabbisogno di personale medico paramedico è davvero enorme
Infermieri dall’India, dal Sud America e dall’Uzbekistan.
Capita sempre più spesso girando nei reparti ospedalieri di imbattersi in professionisti sanitari stranieri, reperiti anche tramite canali internazionali per far fronte alla carenza di questi lavoratori nel nostro territorio.
Di recente alcune infermiere indiane sono state inserite nel nuovo ospedale di Comunità di via Napoleona, aperto da pochi mesi, quando prima tramite cooperativa esterna l’Asst Lariana le aveva inviate a Menaggio. Già all’inizio dell’anno scorso, tramite agenzie interinali, i nostri ospedali pubblici avevano fatto arrivare una dozzina di infermieri dal Sud America. Una soluzione tentata in città anche dal Valduce ormai tre anni fa, con un gruppo di infermiere chiamate mediante società terze da Perù e Bolivia.
Nel 2026 la Regione intende mettere in servizio negli ospedali lombardi 210 infermieri provenienti dall’Uzbekistan. Il nostro sistema sanitario sta investendo in questo Paese dell’Asia centrale per formare nuovi professionisti sanitari così da colmare nei prossimi anni un vuoto pari a circa 3mila infermieri mancanti nel comparto sanità. Detto che a Como e provincia secondo l’Ordine professionale di Como mancano circa 300 infermieri per soddisfare il fabbisogno nel pubblico e circa 500 infermieri comprendendo anche gli ospedali accreditati, le residenze per anziani e comunità protette.
«Nelle Rsa giù della metà degli infermieri in servizio sono stranieri – spiega il segretario provinciale di Uneba Mario Sesana –. Riconosciuto il titolo conseguito nel Paese d’origine il canale per sbrigare le pratiche di immigrazione è abbastanza diretto. In mancanza di infermieri italiani questa professione sta progressivamente diventando appannaggio di altre nazionalità». Un lavoro faticoso, secondo i sindacati retribuito poco e che comunque richiede una formazione solida, un percorso universitario.
Ma giunti da lontano non è sempre facile riuscire ad integrarsi, soprattutto per un fatto linguistico, un problema che investe più il personale indiano rispetto a chi parla lo spagnolo. Occorre poi pensare che gli infermieri nei reparti hanno sovente a che fare con pazienti anziani, fragili.
«Per me la lingua all’inizio è stata un grosso ostacolo - racconta Kaily Vargas, 29 anni, infermiera del Valduce arrivata nel 2024 da Apurimac, in Perù –, il mestiere, pratico e teorico, è lo stesso in tutto il mondo e lo conoscevo già bene, ma la barriera linguistica e culturale non è semplice da superare. Al lavoro, che pure tra notti e turni è duro, mi sento apprezzata, c’è un bel clima. L’altro grande problema a proposito di integrazione a Como è la casa, che ha prezzi troppo alti. In questo mi ha aiutata l’ospedale, con un alloggio gratis e poi con una residenza che ha prezzi calmierati. Infine permessi, Questura, carte bollate, non è facile districarsi con la burocrazia per gli stranieri». Senza dimenticare la famiglia, molti sanitari stranieri una volta arrivati cercano una via per ricongiungersi ai loro cari.
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