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Sanità. Torna in discussione il bonus annunciato per contrastare la fuga verso la Svizzera. Nella sola provincia di Como servirebbero più di sette milioni di euro per 2mila lavoratori
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Indennità di confine, per i 2mila sanitari di Como, servono 7,3 milioni l’anno. Ad aprile l’assessorato regionale agli Enti locali ha confermato da settembre l’introduzione dell’atteso bonus di confine, quell’indennità da mettere in busta paga ai medici e agli infermieri che lavorano negli ospedali pubblici, così da convincerli a non lasciare le province più vicine al confine andando a lavorare nella più ricca Svizzera.
Dunque, finite le vacanze in teoria gli infermieri (1350 quelli in servizio all’Asst Lariana) riceveranno all’anno 5.400 euro in più, questa la cifra calcolata dall’assessore regionale Massimo Sertori, quanto ai medici (circa 700 quelli in forze ai nostri ospedali) l’indennità arriva a 10mila euro. Fatti i dovuti conti, per finanziare la misure servono quindi più di sette milioni all’anno per il solo comparto della sanità comasca. Tra Sondrio e Varese questo bonus riguarda 7mila sanitari.
Ed è proprio sulle cifre che si gioca la partita dell’indennità di confine. Sì, perché stando a quanto già varato nell’autunno 2023 da Governo e Parlamento, la misura va finanziata da una parte dei contributi versati dai vecchi frontalieri. Una tassa sulla salute però contestata anche dalla Svizzera, che intende bloccare come contropartita i ristorni ai Comuni. Il bonus potrebbe inoltre creare disparità con gli stipendi dei sanitari pubblici al lavoro in altre vicine province, oltre che con infermieri e medici del settore privato accreditato. Dunque dall’assessorato regionale non arrivano dichiarazioni o nuove prese di posizione, gli uffici fanno solo sapere che è in corso un confronto a livello nazionale, ministeriale, tra Regioni e con la federazione svizzera e il Cantone.
«Nell’ultimo incontro di giugno, però, la Regione ci ha detto che per ora non ci sono i fondi – spiega la segretaria provinciale e regionale di Nursing Up Monica Trombetta – e che senza finanziamenti a settembre l’indennità non arriva».
«Noi siamo contrari alla tassa sulla salute – dice Massimo Coppia, segretario della Funzione pubblica della Uil del Lario –, non è accettabile gravare sulle spalle dei frontalieri. Per questo ribadiamo che l’indennità di confine deve essere finanziata attraverso le risorse derivanti dalla lotta all’evasione fiscale e dalla tassazione degli extraprofitti. Queste risorse devono essere destinate ai lavoratori che garantiscono i servizi pubblici nei territori di confine, contribuendo a rendere nuovamente attrattivo il lavoro nel settore pubblico».
Intanto, dopo quasi tre anni di dibattiti e proposte, senza l’indennità di confine le fuoriuscite verso la Svizzera continuano. I nostri ospedali più di altri faticano ad assumere personale, bandi e concorsi non raggiungono gli obiettivi prefissati. E del resto oltre confine un infermiere in busta paga può prendere senza difficoltà anche tre volte di più rispetto a quanto guadagna in Italia.
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