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Sanità. La formazione interna copre soltanto il 55% del fabbisogno. Risultato: il Ticino torna a “caccia” nel Comasco. In Lombardia servirebbero altri tremila professionisti. Buone notizie dall’Insubria: più domande per infermieristica
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La Svizzera cerca ancora infermieri: fino al 2034 la formazione interna coprirà soltanto il 55% del fabbisogno.
Le analisi appena pubblicate dall’Osservatorio svizzero della salute per province a ridosso del confine come Como non sono confortanti. La carenza di personale formato nel prossimo decennio nel settore della sanità svizzera riguarda secondo gli elvetici soprattutto la professione infermieristica. Un calcolo fatto a Berna sulla base dei pensionamenti (tanti) e dei nuovi laureati nelle università (pochi). I novelli infermieri formati in Svizzera basteranno a colmare solo poco più della metà dei posti rispetto alle necessità degli ospedali e degli ambulatori. Secondo l’associazione svizzera infermieri Asi occorre trattenere gli infermieri nei reparti offrendo migliori condizioni e sbocchi. Una nota soluzione adottata dai Cantoni però è quella di pescare da fuori, assumere giovani infermieri italiani, lavoratori frontalieri. I dati cantonali nel triennio post pandemia stimavano un centinaio di infermieri nostrani passati oltre confine ogni anno, Como, Varese e Sondrio il bacino d’utenza. Cifre rilanciate a più riprese dai sindacati che chiedono bonus e indennità, misure annunciate dalla politica e da anni e mai del tutto concretizzate.
Il vuoto di infermieri anche sul versante italiano è un’urgenza. Per la Regione ne servirebbero 3mila in più, secondo i sindacati anche 10mila per far funzionare servizi, strutture private accreditate, Rsa e comunità protette a dovere. La carenza nel Comasco è pari a circa 500 unità.
Per tutti è comunque un fatto assodato: tanti nostri giovani infermieri fuggono in Svizzera attratti da stipendi tre volte più alti, appena formati con fatica dalle nostre facoltà.
Nel 2025 e nel 2024 all’università dell’Insubria tra Como e Varese le matricole iscritte ai corsi di infermieristica erano meno rispetto ai posti messi a disposizione, un terzo delle aule rimaneva vuoto. Quest’anno ai test per le lauree nelle professioni sanitarie fissati la prossima settimana si sono iscritti 782 candidati per 487 posti. Di solito sono molto gettonati i corsi per fare i fisioterapisti o le ostetriche, ora però hanno indicato come prima scelta il corso di laurea in infermieristica in 336, quando i posti sono 250 (di cui 100 a Varese, 100 a Como e 50 a Busto). Bisognerà poi vedere quanti supereranno le prove, quanti davvero accetteranno la borsa e valideranno l’iscrizione. La speranza dell’ateneo resta quella di riempire tutte le classi.
In ultimo un aggiornamento sul nuovo corso di laurea in Farmacia che sta nascendo a Como. Per iscriversi c’è tempo fino a fine mese, per ora le matricole sono 35. L’università conferma di voler raggiungere come obiettivo quota 50 studenti. L’impressione è che molti iscritti a Medicina, esclusi dopo l’ormai famoso semestre filtro, potrebbero orientarsi proprio verso Farmacia.
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