Influenza in calo, ma gli studi medici
sono sempre in tilt

Salute Troppi pazienti, caos informatico, liste d’attesa. Le agende degli ambulatori sono costantemente piene. «Fatichiamo a visitare perché il sistema è spesso fermo»

Secondo i medici di famiglia il peggio dell’influenza sembra passato, ma restano tanti guai tra liste d’attesa, troppi assistiti e l’informatica spesso in tilt. Finite le vacanze, superato il picco delle sindromi influenzali, ieri mattina le agende degli studi medici del centro città erano tutte al completo.

«Vediamo ancora molti casi, però forse grazie alle vaccinazioni la situazione regge – racconta da via Teresa Ciceri la dottoressa Chiara Ponzoni – quest’anno c’è stata una buona adesione. Piuttosto in questi giorni fatichiamo a visitare perché il sistema informatico non va. Noi, come gli specialisti, non possiamo accedere se non a singhiozzo a cartelle cliniche e prescrizioni, dobbiamo prendere ancora carta e penna». Un’ora senza sistema vuol dire accumulare una cinquantina di ricette, occorre pensare che tanti pazienti cronici prendono molti medicinali e hanno bisogno di diverse visite ed esami.

«Ma riuscire a trovare un appuntamento resta uno dei principali problemi – dice Federico Citella dallo studio medico di via Caniggia – molti fanno ricorso al privato, a pagamento, ma non tutti possono permettersi grandi somme». I medici segnalano a tal proposito un aumento degli assistiti che sottoscrivono assicurazioni, così da garantirsi un accesso alle cure pur facendo ricorso alle proprie tasche. Un fenomeno, dicono, più marcato in città rispetto ad altre aree della provincia, anche per ragioni di possibilità economiche.

Sistema in affanno

«Molti assistiti domandano prescrizioni sempre più a breve termine, sperando di saltare la fila – aggiunge la dottoressa Maria Teresa Leonetti – ma noi dobbiamo dare le priorità sulla base delle valutazioni cliniche, non per aggirare l’affanno dei centri di prenotazione degli ospedali».

Il sistema sanitario è in difficoltà nei reparti come sul territorio, c’è carenza di professionisti. I medici di famiglia spiegano di essere in breve tempo passati da 1.300, 1.500 assistiti ciascuno a 1.750 con la deroga e ora fin oltre a 1.800, anche 2mila pazienti a testa. Ogni visita avrebbe bisogno di ascolto, di comprensione. A fine anno altri colleghi sono andati in pensione. «L’agenda degli appuntamenti è piena – racconta il dottor Lorenzo Restelli – non c’è modo di inserire se non la sera qualche nuova visita. Bisognerà cercare di riorganizzare il sistema, accentrando le energie senza rinunciare agli ambulatori. Certo al momento per il momento la nostra rete almeno nel capoluogo mi pare regga».

Così i pazienti

Sono arrivati in città nuovi medici giovani negli ultimi anni, mentre dal lago alla bassa passando per l’erbese la situazione è più critica. «Dipende dal medico, noi qui in centro ci troviamo bene – raccontano due pazienti presenti in ambulatorio, Gianpompeo Ceriani e Grazia Adriana – Quando invece il nostro principale problema è trovare appuntamenti liberi negli ospedali, bisogna aspettare mesi e mesi, ma arrivati a 89 anni non abbiamo più tanto tempo».

«Il problema delle liste d’attesa è il più reale e sentito – dice un altro assistito, Leonardo Argentieri – andare tramite privato non è ragionevole in uno Stato dove paghiamo le tasse anche per i servizi sanitari. Bisogna certo aver pazienza, rispettare i giusti tempi di prescrizione, però l’impressione è che per ciò che non è davvero tanto grave oppure molto urgente si vada verso questa modalità».

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