La Champions è qui, qualcuno ringrazi
Il sogno. La notte più alta e il limite più grande: Como sbarca in Europa, ma la città resta anestetizzata
Lettura 2 min.14 luglio 2026: il Como si raduna a Mozzate e fuori dal centro sportivo accorrono 5.000 persone, bandiere e striscioni. La forza pubblica fatica a tenere l’entusiasmo. 29 luglio 2026: si gioca la Como Cup, lo stadio è esaurito, preso d’assalto dai tifosi. Viene steso un grande striscione con scritto Grazie Hartono, Grazie Suwarso, Grazie Fabregas. 10 agosto 2026: all’uscita dell’autostrada, al posto della spellacchiata siepe con scritto “Città di Como”, viene eretto un gigantesco totem che accoglie viandanti e turisti con scritto: “Benvenuti a Como Città della Champions”.
17 agosto 2026: la squadra fa rientro dal ritiro in Inghilterra, e un nutrito gruppo di tifosi staziona fuori da casa di Nico Paz con un grande striscione «Grazie Nico figlio di questa città», per ringraziarlo di aver scelto Como. 1 settembre 2026: Suwarso, Fabragas e Ludi sono accolti in Comune dove ricevono un premio da parte della città . 5 settembre 2026: al Teatro Sociale di Como si svolge una serata di gala con tutta la squadra, organizzata dalle istituzioni congiunte, ospite tutta la città imprenditoriale, per dire “Grazie” al gruppo azzurro. 10 settembre 2026, il Baradello viene impacchettato con un grande bandierone azzurro con scritto “Grazie”.
Poi suona la sveglia. E scopri che era tutto un sogno. Che poteva succedere su Plutone, non sulla terra, a Como. Stasera il Como gioca la prima partita della sua vita in Champions League. Potevamo scegliere di fare soliti bla bla bla del caso, che bello che bello, ok, siamo emozionati tutti, tremano le gambe e scoppia il cuore di gioia. Lo hanno detto tutti, banalità, lo sappiamo. Invece siamo stati folgorati sulla via di Damasco. E ci siamo chiesti: ma qualcuno ha detto “Grazie” a questa gente? Qualcuno ha detto “Grazie” alle persone che hanno costruito a Como un miracolo sportivo di cui sta parlando tutto il mondo, facendoci salire sulla astronave dorata? Qualcuno ha pensato a una manifestazione di gratitudine soprattutto a quattro persone, Budi Hartono, Mirwan Suwarso, Charlie Ludi e Cesc Fabregas che hanno creato tutto questo? La risposta è: no. Non siamo stati capaci di manifestarlo. La città non è stata capace di alzare la testa, fermarsi un attimo, guardarsi in faccia e chiedersi: forse è il caso di organizzare qualcosa? Forse è il caso di dire per una volta Grazie! No?
Perché Como è come Fonzie, il personaggio dei telefilm Anni Sessanta, che non riusciva a pronunciare la frase «ho sbagliato». E sentir dire, l’altro giorno, nell’intervista del direttore di Libero Sallusti (comasco) che nei salotti buoni di Como ancora qualcuno storce il naso e prova fastidio per questa avventura sportiva, ci ha fatto venire il mal di testa. Siamo di una aridità e una pochezza sconfinata. Non siamo capaci di esprimere i sentimenti. Nemmeno a un ragazzo come Nico Paz che rifiuta il Real per re stare a Como.
Cosa vogliamo di più? La Champions League è un traguardo mostruoso, dal punto di vista sportivo e dal punto di vista economico, ma qui nessuno sembra averlo capito. Nessuno ha fatto sistema. Come già accadde con il Giro d’Italia nel 2019. Anaffettivi. Addormentati. Cloroformizzati. Con la speranza che queste cose non le pensino anche loro, i protagonisti. Qualche dubbio ce l’abbiamo. Allora vi diciamo una cosa: siamo come quelli che mangiavano rifiuti dalla spazzatura sotto il ponte e adesso che mangiamo caviale protestiamo con il cameriere perché il vino non è dell’annata giusta. Ma la carrozza dorata dove stiamo viaggiando, prima o poi tornerà zucca. E allora saremo lì, ridicoli, con le fotografie e i “ta sa recodat”. Forza, la gara è iniziata: chi trova il modo per dire “Grazie”? La gara è aperta. Buona Champions a tutti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA