La città ritrova (in parte) i suoi giardini a lago. Rapinese: «La Soprintendenza stranamente lenta»
L’inaugurazione del “cannocchiale” riaperto. Per il resto occorre attendere il via libera alla variante di progetto, ma i lavori proseguono. Dure critiche dalle opposizioni
Lettura 2 min.Como
Tra il colore dei palloncini e qualche trucco di giocoleria domenic apomeriggio Como ha dato il bentornato a una porzione dei giardini a lago. Oggetto di un maxi cantiere dal febbraio 2024, non sono ancora completi: la prima parte inaugurata è quella del “cannochiale” che porta al Tempio Voltiano. Ed è lì che, tra le strette di mano, incontriamo il sindaco Alessandro Rapinese: «I bambini si stanno divertendo, e noi stiamo dimostrando di metterci tutto l’impegno del pianeta. Oggi apriamo questo, di là c’è una magnificenza dove appena potremo, faremo le ultime opere».
Il riferimento è alla variante progettuale che deve passare al vaglio della Soprintendenza e riguarda la porzione di giardini ancora transennata, in gran parte verso lo stadio. «Le tempistiche purtroppo non dipendono da noi. Abbiamo dovuto interrompere alcune opere in attesa di questo permesso» spiega il sindaco, che serve sul piatto una sottile critica: «Evidentemente la Soprintendenza adesso è un po’ più lenta, ma va bene così. Non abbiamo mai aspettato così tanto: con i ciliegi le risposte arrivavano in 2-3 ore. È andata così. Intanto riapriamo il cannocchiale, che non è coinvolto». Insomma, i giardini a lago saranno completo entro fine mandato? «Spero un po’ prima, anche perchè alla battery stiamo lavorando, venite in settimana e vedrete gli operai che lavorano».
Alle 15.30 della domenica, posizionate nelle lingue d’ombra del cannocchiale, le famiglie partecipano allo spettacolo d’inaugurazione annunciato negli scorsi giorni. Una bimba viene promossa ad assistente del giocoliere mentre altri due baby-comaschi, più indietro nel prato, corrono nonostante il caldo.
E pensare che, qualche ora prima dell’arrivo dei palloncini, nello stesso identico punto, tutta l’opposizione, dalla destra alla sinistra, si era data appuntamento per un sopralluogo collettivo. Nel parlare con la stampa, il parere è unanime: «Non c’è nulla da festeggiare». Ma presi singolarmente, ognuno dei presenti fa luce su un aspetto diverso. Teresa Minniti e Vincenzo Falanga di Nova Como dicono che «la città non ha bisogno di un sindaco mistificatore» e che «dopo tutti questi mesi di ritardo, la riapertura parziale dimostra che i giardini potevano essere chiusi in base all’avanzamento dei lavori». Quando ha chiesto la variante di progetto, «il Comune era già in ritardo, mentre la Soprintendenza è nei termini. Piuttosto ci dica in cosa consiste questa variante».
Il fatto che il sindaco chiami in causa la Soprintendenza stuzzica anche Alessandro Rossi dei Giovani Democratici: «La responsabilità è politica quando va bene e della struttura amministrativa quando va male. Ora, nel caso del ritardo dell’azienda, non è attribuibile al sindaco, ma è ovvio che in base a quanto ti addossi meriti sulle spalle, poi devi rendere conto alla città». Di fianco a Rossi c’è Patrizia Lissi, che vive il consiglio comunale come capogruppo del Pd. In riferimento ai ciliegi tagliati denuncia: «Non c’è più una pianta o una siepe che faccia ombra». E snocciola i numeri del bilancio comunale: «C’è un tesoretto di 122 milioni, di cui 40 da spendere immediatamente, e ogni anno si investe sempre meno. Io che ho seguito la storia dei giardini a lago dall’inizio, dico che è vergognosa».
Sergio Gaddi prende spunto dal programma dei festeggiamenti: «I clown mi sembrano una perfetta rappresentazione visiva di questa riapertura. Quando era all’opposizione, ogni ora di ritardo era imputata alla politica». Alessandro Nardone (FdI), indossata la maglietta con la scritta “Como merita di più”, cita il video in cui Rapinese, passeggiando con due colleghi della giunta, annunciava la festa di riapertura: «Como non ha bisogno di un aspirante influencer che si faccia video-selfie di fronte a opere progettate da altri. È bravissimo a prendersi i meriti».
Stefano Molinari (FdI) invece sceglie la via del sarcasmo: «Sono quasi emozionato nel vedere questa magnificenza. Dopo qualche anno di attesa non siamo neppure riusciti a sistemare le aiuole. Spero quantomeno che i bambini si possano divertire con i clown». E se «il sindaco dirà che il progetto era nostro, rispondo già che se non gli piaceva, poteva fare tutte le varianti che voleva». Mentre Davide Gervasoni (Forza Italia) parla di una «moda delle riaperture parziali», facendo riferimento alla via dei Patrioti di Civiglio, riaperta giovedì a senso unico, Lorenzo Pedretti (Azione) sollecita il primo cittadino ad «ammettere il fallimento evidente» e a «dire ai comaschi quando sarà e come sarà la riapertura». Ma per questo bisogna aspettare ancora.
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