La ferita dell’incendio rimane: Albate si mobilita per il suo Monte Goj
Como La collina simbolo del quartiere porta i segni delle fiamme. Mercoledì la comunità si ritroverà in oratorio: associazioni, alpini, parrocchia e volontari insieme per capire come proteggere e far rinascere il monte
Lettura 1 min.La baita è salva, ma il monte Goj è gravemente ferito, ora gli albatesi provano a riunire le forze.
Mercoledì 26 agosto, in serata, gli albatesi sono chiamati a raccolta in oratorio per confrontarsi sul futuro del monte colpito dallo spaventoso incendio. In queste ore chi si avventura sul luogo dell’emergenza scatta fotografie dolorose, nere, che raccontano rami e foglie inceneriti. Dunque associazioni, singoli protagonisti, gruppi informali, la parrocchia come gli alpini sostengono l’iniziativa di mercoledì e saranno presenti. Una delle figure che ha convocato questa assemblea è Luigino Nessi insieme a Giovanna Montanelli, l’intento è discutere, confrontarsi e trovare modi e strumenti da mettere in campo per la salvaguardia dell’ambiente.
«Intanto per fortuna la baita è salva – dice Silvio Peverelli, già presidente Unione dei circoli cooperativi albatesi – è un bene che gli abitanti hanno costruito e tutelato per decenni, dall’epoca della guerra e che l’attuale giovane gestore ha difeso con coraggio dalle fiamme. Attorno al monte Goj c’è un grande vissuto, questi sentieri fanno parte della storia di Albate». In un lungo scritto proprio Nessi, consigliere comunale e volto storico del volontariato locale, ha ripercorso il passato della baita, conservata grazie agli sforzi della comunità. «Il Monte Goj è quella collina verde che vedo da anni dietro al campanile della chiesa. Quando il sole lo illumina al tramonto è una delle visioni più belle di sempre. E la baita è il culmine, non si può scindere dal monte. Spaghettate, pane e salame, l’oratorio estivo e le capanne dei ragazzi. Oggi si sente un odore acre di bruciato, dà fastidio a noi, è nelle nostre case».
Uno dei propositi dell’assemblea è ringraziare i tanti volontari e i soccorritori che si sono spesi per spegnere le fiamme. «Ringraziare, ma anche discutere problemi, avanzare delle proposte – dice il parroco don Giovanni Corradini – non c’è un ordine del giorno, è un confronto informale. Ma il monte Goj è molto amato dagli albatesi, l’incendio è una ferita sentita, che tanti hanno patito e che ci è rimasta negli occhi. Dobbiamo capire meglio la situazione, ciò che è possibile fare, quali sono le urgenze e le reali capacità della comunità». Uno sforzo corale non semplice. «Entro i confini del Parco della Spina verde poi, l’ente più competente – dice Tiziano Beretta in rappresentanza degli alpini – la baita, il monte, vedremo cosa uscirà da questo confronto. Noi saremo presenti, detto che le nostre penne attive sono sempre meno e hanno sempre più anni sulle spalle. Certo però il monte Goj è un tesoro di tutti, che merita la massima attenzione». «Penso e credo che il monte Goj, nuovamente ferito questa volta dal fuoco, rinascerà – così scrive ancora Nessi nella sua riflessione - ne sono convinto. Grazie anche a chi in questi giorni ha lavorato e sta lavorando per domare l’incendio, ma soprattutto perché i miti e gli affetti non muoiono mai».
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