La “guerra” ai dehors? Regolamenti rigorosi non solo a Como

Un confronto con quanto avviene nelle altre città. A Monza vietate le strutture chiuse. Ad Ancona tovaglie di otto colori

Como

Lunedì mattina il sindaco di Como Alessandro Rapinese ha ritrovato la sua foto sul Times, quotidiano britannico, e ha scoperto di essere «il sindaco di Como in guerra contro il caos del mangiare all’aperto». Nell’articolo, oltre a richiamare il nuovo regolamento comunale, si cita anche il Vago di viale Giulio Cesare, che da una settimana non può più contare sulla storica struttura esterna. Ad un certo punto, si parla di direttive “sovietiche”, con particolare riferimento all’obbligo di utilizzare tovaglie di un solo colore .

Eppure, i dehors non stanno cambiando solo a Como, anzi.

Incoraggiati e semplificati durante gli anni del Covid per salvare gli esercenti, ora vanno incontro a una stretta nazionale, che porterà ad una gestione diversa degli spazi esterni di bar e ristoranti, permettendo più autonomia ai Comuni e puntandonel bene e nel male - verso l’omogeneità estetica. Tra l’altro, va anche capito di cosa si parla quando si parla di dehors, perchè in realtà quelle smantellate finora a Como sono strutture fisse e chiuse sui lati. E infatti, nel regolamento di Brescia, la fattispecie più riconducibile non è il dehor ma il “chiosco”, cioè «manufatto isolato, di dimensioni contenute, generalmente prefabbricato e strutturalmente durevole, posato su suolo pubblico». Non si tratta nè di pergolati, nè di gazebi, perchè le pareti sono totali. Il Comune stabilisce che non possono superare i 20 metri quadri.

A Monza, città estranea al fascino lariano (e al conseguente assalto turistico) il regolamento approvato nel 2023 stabilisce la temporaneità di tutti gli elementi negli spazi esterni dei locali. Viene stabilito che «non è in alcun caso ammessa l’installazione di strutture chiuse quali capanni, chioschi e padiglioni».

Milano, casa di centinaia di dehors di ogni forma e dimensione, mette in chiaro che le strutture chiuse e non prontamente amovibili «sono soggette a maggiori limitazioni in termini di ambito di inserimento in quanto sono maggiormente invasive e impattanti rispetto allo spazio pubblico».

Negli stessi giorni in cui Como saluta alcuni storici “dehors fissi”, il tema preoccupa anche Roma Capitale: gli esercenti avevano tempo fino al 31 marzo per adeguarsi al nuovo regolamento che, oltre a ridimensionare la superficie dei dehors, fissa un catalogo degli arredi ammessi, che si snoda tra fioriere di legno e tinte tra il bianco e l’ecrù.

Per quanto riguarda i colori di tende, sedie e ombrelloni, c’è poco da fare: quasi tutte le città entrano nel merito. Alcuni usano il “preferibilmente”, altri l’obbligo, fornendo palette, materiali e sagome concesse. E le tovaglie? A fare compagnia a Como c’è Ancona, che nel centro storico ammette solo 8 colori.

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