Cronaca / Como città
Sabato 14 Febbraio 2026
La “malata immaginaria”.
Professoressa e medico condannati
Falsi certificati all’amica docente a Como. La donna assente per mesi dalle aule
Como
Giustificava l’assenza dal lavoro con certificati falsi, o che comunque «attestavano falsamente» uno stato di malattia. Valutazioni mediche che riportavano «una patologia grave» che richiedeva «terapie salvavita» fatte a firma di un medico, mentre in realtà la patologia non era invalidante e non pregiudicava l’attività lavorativa. Per questi motivi un’insegnante delle superiori, Caterina Cavallaro (58 anni, originaria di Bianco in provincia di Reggio Calabria, ma docente a Como) e il medico Pasquale Fausto Pulitanò, pure lui dello stesso paese calabrese (71 anni) sono stati condannati dal giudice Alessandra Mariconti ad un anno di pena a testa con anche 400 euro di multa. Il medico, è stato condannato ad a un altro anno di pena (due in totale, dunque) per un fascicolo analogo in cui tuttavia l’insegnante aveva definito prima la propria posizione con la messa alla prova, senza arrivare in un pubblico dibattimento.
L’udienza si è svolta in Tribunale e il giudice ha accolto le richieste che erano state avanzate dal pm Giampaolo Moscatelli. Le accuse sono state quelle di aver predisposto una certificazione medica «falsamente attestante uno stato di malattia», ma anche quella di truffa per avere indotto in errore il Ministero dell’Istruzione che aveva versato regolarmente lo stipendio per i mesi di malattia, per un totale di 7.577 euro. Fatti che risalgono al periodo compreso tra il 18 gennaio 2021 e il 6 giugno sempre del 2021. Il medico era già finito nei guai per altri casi analoghi non solo nel Comasco ma anche in altre parti d’Italia, il tutto al termine di una indagine che era nata grazie alla guardia di finanza attiva in Calabria che aveva portato alla luce una serie di certificati firmati dal medico che attestavano malattie gravi che in realtà non erano tali, il tutto per permettere agli insegnanti – dopo pochi giorni di servizio – di tornarsene a casa regolarmente pagati.
Un po’ quello di cui si è discusso in aula a Como. «Insegnanti da poco assunti – ha detto l’accusa nelle proprie conclusioni – rientravano poi a casa, attestando gravi patologie che necessitavano di cure salvavita. Questo permetteva non solo di avere la normale retribuzione, ma anche di non avere obblighi di reperibilità. Erano dunque liberi di fare quello che volevano, però pagati». Quattro i certificati che sarebbero stati presentati dall’insegnante cinquantottenne, da gennaio a giugno del 2021. Il tutto per una «patologia non invalidante» e che dunque «non meritava benefici».
La difesa aveva provato a smontare l’accusa, dicendo che mancava la prova documentale e cartacea di questi certificati, in assenza anche «di una diagnosi presa per intero» che potesse confermare quanto contestato. Da qui la richiesta di assoluzione sia per il medico firmatario dei certificati, sia per l’insegnante. Ma il giudice l’ha pensata diversamente decidendo, al termine della camera di consiglio, per una doppia condanna ad un anno con anche 400 euro di multa a testa per i due imputati.
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