La maxi contraffazione nel tessile: sotto accusa 26 persone

L’inchiesta Chiusa l’indagine per associazione a delinquere finalizzata alla vendita di false griffe. Inquisiti anche dipendenti di importanti società comasche: accusati di portar via stoffa firmata

La Procura di Milano ha messo la parola fine alla maxi inchiesta su un presunto giro di false griffe contraffatte. Una indagine, condotta dalle fiamme gialle, di cui avevamo dato conto questa estate e che aveva visto il coinvolgimento - loro malgrado, leggendo la conclusione del fascicolo - anche di alcune importanti aziende tessili comasche. Dalle quali interi rotoli di stoffa, già lavorata per conto di marchi famosi e livello mondiale, sono stati asportati per essere poi immessi nel mercato nero del falso d’autore.

L’associazione a delinquere

Complessivamente sono 26 le persone indagate, più una società: la 2C di Cappelletti Marzio e C. di Cantù. Ed è proprio da questa ditta di confezioni che ha preso il via l’intera indagine, coordinata dal pubblico ministero Paolo Storari e condotta dai militari del nucleo di polizia economico finanziaria di Como. Poco più di un anno fa i finanzieri hanno bussato alle porte della ditta canturina e ne sono usciti con un sequestro ingentissimo tra tessuti, etichette, foulard, sciarpe, borse con marchi Louis Vuitton, Christian Dior, Chanel, Burberry, D&G, Gucci, Chanel, Ferragamo, Fendi e Bulgari. Da quel blitz, seguendo la pista delle griffe, gli investigatori ritengono di aver ricostruito un giro molto ampio di realizzazione e compravendita di capi griffati. Di più: nella sua conclusione d’indagini il pm Storari contesta addirittura l’associazione per delinquere.

I capi di questa presunta banda di falsari, secondo la Procura, sono Alessandro Saudella, un ex venditore ambulante di Bovisio Masciago, una sua stretta collaboratrice, Isabella Della Porta, residente ad Albizzate (Varese), i frateli Marzio e Lorena Cappelletti, entrambi canturini e co-titolari della ditta dalla cui perquisizione è nato tutto. Tra i “compartecipi” Fausto Briccola, comasco di Guanzate e dipendente della Tessitura Scotti srl, Davide Zorzi, residente a Tradate e dipendente della Achille Pinto spa di Casnate, e Marina Primi, titolare della Marina Manifattura di Busto Arsizio.

La catena illegale

L’elenco degli indagati e delle contestazioni chiarisce anche un aspetto legato al sequestro di interi rotoli di stoffa usciti da due società tra le più importanti nel panorama tessile comasco: la Tessitura Scotti e l’Achille Pinto. La perquisizione compiuti a carico dei titolari delle rispettive aziende, infatti, è stato negativo tant’è che secondo il pm Storari le due società sono sostanzialmente parti lese nella vicenda, con i loro rispettivi dipendenti che sono invece accusati di aver prelevato rotoli già lavorati dai magazzini delle proprie ditte per rivenderli al giro di (presunti, sempre bene ricordarselo) falsari.

Affollato il giro a valle, ovvero quello della vendita dei capi finiti. La merce, infatti, sarebbe stata acquistata da ambulanti milanesi, piccoli imprenditori della zona di Rimini, società della provincia di Napoli, ditta di confezioni di Pavia, un privato di Modena, alcune società di moda di Casnate, Como e Vertemate con Minoprio.

Coinvolto nelle accuse anche un pensionato di San Fermo della Battaglia, ex dipendente di una società di Nola, che i finanzieri hanno seguito per giorni e sorpreso a fare numerose consegne e numerosi ritiri dopo aver avuto contatti con altri indagati. Ora la parola alle difese, per memorie difensive ed eventuali interrogatori e per cercare di scongiurare l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

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