(Foto di ARCHIVIO)
Oltre confine Norman Gobbi:«La libertà di manifestare non deve mettere in pericolo le nostre città»
Lettura 1 min.Il “caso Como” agita anche il vicino Ticino. «Siamo pronti se necessario a intervenire», ha fatto sapere ai microfoni di Teleticino il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. L’eco delle azioni di protesta - con annesso corollario di (possibili) scontri - paventate per sabato in riva al Lario non hanno dunque lasciato indifferente il Governo ticinese, pur con una frontiera e gli annessi controlli di mezzo. A fronte di queste premesse, la polizia cantonale sta monitorando le diverse piattaforme digitali per prevenire eventuali manifestazioni organizzate attraverso il tam tam via social.
«La libertà di manifestazione non deve mettere in pericolo la popolazione, le nostre città e le attività commerciali - ha rimarcato Norman Gobbi a Teleticino -. Non credo comunque che in Ticino ci siano le premesse per disordini su larga scala». La polizia cantonale tiene alta l’attenzione, con il direttore del Dipartimento delle istituzioni che si è detto preoccupato anzitutto per «la partecipazione di molti minorenni, nati nei Paesi in cui avvengono le manifestazioni».
L’obiettivo resta quello di prevenire disordini di piazza e il fatto che il Ticino sia comunque una realtà tutto sommato piccola potrebbe giovare alla causa delle azioni messe in campo dalle forze di polizia.
Nel frattempo, i giovani hanno deciso di mobilitarsi nel Cantone di confine il 20 novembre, anche se la manifestazione - ha fatto sapere al Gioventù socialista - «nulla ha a che vedere con gli attuali disordini di piazza in corso in diverse città europee. Le richieste che fanno da cornice a questa mobilitazione - i cui dettagli si conosceranno a stretto giro - vanno da alloggi a prezzi accessibili a opportunità occupazioni che non obblighino tanti giovani a lasciare il Ticino per trasferirsi altrove».
© RIPRODUZIONE RISERVATA