La protesta dei fischietti scuote Palazzo Cernezzi: «Sulle scuole nessuna visione, ora basta» (Video)
La manifestazione. Il comune travolto dal rumore di famiglie, docenti e bambini contro il nuovo piano di riorganizzazione. Il presidente di Nova Como Falanga: «Manca la programmazione, a pagare sono sempre i più piccoli»
Lettura 2 min.Como
Un fiume di persone, centinaia di fischietti a sferzare l’aria e una certezza condivisa: «Con la scuola non si gioca». Questo lunedì sera, alle 19, l’esterno di Palazzo Cernezzi si è trasformato nel teatro di una mobilitazione massiccia e rumorosa in concomitanza con l’inizio della seduta del Consiglio comunale, chiamato a discutere il piano di riorganizzazione della rete scolastica cittadina. Un provvedimento che replica fedelmente le direttive inviate a fine agosto all’amministrazione provinciale: ridimensionamento degli Istituti comprensivi, l’addio all’asilo Carluccio di via Volta e la chiusura definitiva della primaria Corridoni di via Sinigaglia, con il blocco del codice meccanografico e il conseguente trasferimento degli alunni.
A promuovere la manifestazione è stata l’associazione Nova Como, guidata da Vincenzo Falanga e Teresa Minniti, capaci di raccogliere attorno a sé un’ampia platea fatta di genitori, insegnanti e tantissimi bambini pronti a soffiare nei fischietti all’indirizzo della giunta guidata dal sindaco Alessandro Rapinese.
Le parole della protesta
Poco prima di dare il via al coro dei fischietti, il presidente di Nova Como, Falanga ha tracciato il quadro di una situazione giunta al punto di rottura: «Siamo ormai al terzo anno consecutivo di riorganizzazioni e ridimensionamenti scolastici. Con questo provvedimento, l’amministrazione dimostra una volta di più una totale assenza di programmazione, competenza e visione per la Como di domani. Il dramma vero è che a pagare il conto di questa improvvisazione sono, ancora una volta, i bambini e le famiglie. Se siamo scesi in piazza stasera è perché abbiamo l’assoluta necessità di riportare al centro della discussione la comunità, il valore delle scuole di quartiere e il futuro stesso della nostra città».
Interpellato su come si comporterà il primo cittadino di fronte a una piazza così rumorosa, Falanga non ha nascosto un profondo scetticismo: «Nell’ultimo periodo, a parte fare continuamente polemica su sé stesso, non è mai riuscito ad affrontare ed essere risolutivo sui veri problemi della città. Ci aspettiamo esattamente lo stesso atteggiamento anche stasera, ma resta un problema esclusivamente suo».
Infine, guardando il cospicuo cordone di sicurezza schierato attorno al municipio, il presidente di Nova Como ha spiegato con fermezza: «Non sono affatto preoccupato. Significa semplicemente che le istituzioni sono ben consapevoli di quanto le nostre iniziative siano partecipate e sentite dalla cittadinanza: da questo punto di vista, direi che dimostrano di apprezzare».
La voce delle famiglie
A prendere la parola sono anche le famiglie legate in particolare alla storica primaria Corridoni, spaventate all’idea di veder smantellato il punto di riferimento educativo dei propri figli. Tra le storie raccolte c’è quella di Tiziana Di Nicola, nonna amareggiata per il destino del nipote: «Lui frequenta la terza elementare alla Corridoni. È cresciuto in quella struttura e non abbiamo alcuna intenzione di staccarlo dal suo ambiente e dai compagni che compongono il suo mondo».
Un’inquietudine profonda condivisa da Mirela Estrefi e dalle mamme presenti, che raccontano l’impatto emotivo che questa vertenza sta avendo sui più piccoli: «Siamo tutti unanimi: la Corridoni non deve chiudere mai. Anche i bambini percepiscono la gravità di quello che sta succedendo. Vedere mio figlio preoccupato mi ha fatto male al cuore. Ho passato un’intera estate divorata dall’ansia, col timore angosciante che a settembre la scuola potesse non riaprire i battenti. Ora che le lezioni sono iniziate i bambini sono tornati più sereni, ma in noi genitori la paura per il futuro rimane costante. Stasera se ne discuterà in Consiglio: staremo a vedere cosa uscirà da quelle mura, sperando soltanto che prevalga il bene dei nostri figli».
Conferma con forza la linea del rifiuto anche Andrea Ortalli, genitore pronto a battersi fino in fondo per difendere il plesso di via Sinigaglia: «Abbiamo deciso di protestare compatti per un motivo molto semplice: riteniamo concettualmente sbagliato chiudere un presidio educativo per farci un parcheggio. Il principio stesso di smantellare una scuola è errato alla radice, a maggior ragione di fronte a una struttura che funziona benissimo e soddisfa il quartiere. Se la Corridoni venisse davvero chiusa, i nostri figli si ritroverrebbero da un giorno all’altro senza sapere letteralmente dove andare».
Nel frattempo, dentro Palazzo Cernezzi l’opposizione è pronta, fuori, intanto, la piazza continua a fischiare.
Protesta fischietti. Video di GIOVANESSI GIULIA
© RIPRODUZIONE RISERVATA