La turbativa d’asta dopo il fallimento. Indagato anche un avvocato comasco

L’inchiesta Il legale della procedura sotto accusa con il commercialista sospeso dal Tribunale. Giudici raggirati, per la Procura: «Garantita l’occupazione». Ma si sono persi 80 posti di lavoro

Sono quattro le persone indagate dalla Procura di Como per la presunta turbativa d’asta che ha permesso a una Spa milanese di rilevare, senza concorrenti, il ramo d’azienda di una società fallita a causa dei debiti con il fisco. Oltre al commercialista Giuseppe Fasana, ovvero il curatore fallimentare della procedura sul dissesto della Giovanni Maspero & C, nel registro degli indagati ci sono anche gli amministratori di Phonixa Spa, la società di Milano che ha ottenuto la gestione contestata del ramo d’azienda, e l’avvocato comasco legale della procedura fallimentare.

Le accuse

Sono tutti indagati per concorso in turbativa d’asta e interesse privato del curatore negli atti del fallimento.

La vicenda si riferisce alla concessione del ramo d’azienda di Prima comunicazione group srl, società della galassia Maspero fallita la scorsa estate, a Phonixa Spa senza alcuna procedura competitiva. La Pc Group è un’azienda specializzata in riparazione di smartphone e di computer, ma anche di ricondizionamenti di apparecchiature elettroniche. Una società con parecchie commesse interessanti, molto lavoro, ma sommersa dai debiti accumulati dal suo fondatore, l’imprenditore comasco Giovanni Maspero.

Secondo la Procura il curatore Fasana e l’avvocato Carlo Bresciani avrebbero, attraverso procedure giudicate «anomale», dapprima concesso l’affitto di ramo d’azienda a Phonixa Spa, quindi fatto acquisire alla stessa società una posizione di vantaggio sull’asta pubblica - invero poco pubblicizzata - con la quale il ramo d’azienda è stato acquisito dalla Spa. Il tutto in danno dei creditori.

La Guardia di finanza e il pubblico ministero Antonia Pavan accusano i due professionisti comaschi di aver ingannato il Tribunale fallimentare di Como, per ottenere l’autorizzazione alla stipula di un contratto che ha di fatto consegnato il ramo d’azienda ai privati individuati dal curatore fallimentare. Nello specifico, i giudici sarebbero stati raggirati attraverso “false rappresentazioni” di esigenze di liquidità, ma anche di garanzie in realtà inesistenti.

False rappresentazioni

Ad esempio, la compartecipazione delle perdite da parte della società per non pesare sui conti del fallimento, quando una clausola prevedeva quella compartecipazione solo per perdite superiori ai 400mila euro (sotto, rimanevano a carico del fallimento in danno dei creditori); o ancora la promessa di mantenimento dell’occupazione con la riassunzione di tutti i dipendenti, quando la società è invece passata da 120 a 40 lavoratori, negli ultimi mesi.

Infine, l’aggiudicazione dell’asta (senza alcuna concorrenza, accusa la Procura) è avvenuta con uno sconto di oltre 200mila euro rispetto al prezzo base (peraltro sottostimato, secondo i consulenti dell’accusa) il tutto per via della restituzione di somme anticipate dalla società nell’epoca dell’affitto del ramo d’azienda.

Passaggi molto tecnici, ma che si traducono in accuse sostanziali: quella di turbativa d’asta e interesse privato del curatore negli atti del fallimento, costati la sospensione per un anno del commercialista Fasana da tutte le procedure di crisi del Trbiunale.

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