Cronaca / Como città
Martedì 27 Gennaio 2026
La vita senza tetto di Alessandro: «I comaschi generosi non mancano»
La storia Ha problemi di movimento ed è ipovedente. Dorme al mercato con la moglie Silvia: «I comaschi generosi non mancano, sono i potenti ad essere poco accoglienti».
Como
Alessandro Caliari, 60 anni, invalido, vive da anni per strada. Insieme a lui c’è sua moglie, Silvia, altra senza fissa dimora con problemi di salute. I due si erano sposati durante la pandemia coronando pubblicamente il loro sogno d’amore, una bella storia che aveva fatto il giro dello stivale. Ancora oggi però non hanno casa.
«In via Borgovico non riusciamo a salire, i letti sono ai piani alti, l’ascensore non c’è – racconta Alessandro Caliari –, noi abbiamo problemi di deambulazione e io in più sono ipovedente, da un occhio non vedo del tutto. Inoltre poco tempo fa attorno al dormitorio invernale sono successi degli episodi di tensione spiacevoli, non ci sembra un posto sereno. Invece nel dormitorio di via Napoleona - prosegue Alessandro - ci sono passato, ma ci si può stare per periodi limitati di tempo. Dunque rieccoci qui. Noi spesso passiamo la notte al mercato, perché ho lavorato lì ed ho tanti amici. Assicuro, davvero persone doc, dei giusti, i comaschi generosi non mancano per fortuna. Anche mangiare non è mai un problema, tra la mensa solidale una mano tesa si trova sempre».
Soluzioni più stabili sono però complicate da conquistare. «Io prendo un minimo di mensile, potremmo pagare un affitto – racconta ancora Caliari –, almeno per un monolocale. Ma nessuno è disposto a venirci incontro, chiedono tutti un importante anticipo e una cauzione di almeno tre mesi, somma che mi è difficile racimolare. Ai tempi d’oggi - dice ancora - tutti preferiscono fare un bed and breakfast, anche la classe media dei lavoratori non trova appartamenti a prezzi sostenibili». Alessandro e Silvia sono passati anche dal vecchio camping poi chiuso al confine con Grandate. «Tramite Aler e Comune c’è poco da fare – spiega Caliari – ho sempre fatto domanda, ma anche se siamo posizionati bene in graduatoria non ci sono mai alloggi disponibili. Io credo che il sistema, il potere, le istituzioni, potrebbero fare di più - afferma Caliari -. Ma sono poco propense a impegnarsi sull’accoglienza, per gli ultimi, al contrario dei tanti generosi cittadini che fanno funzionare tante realtà del volontariato».
Perse tante certezze, lasciate le quattro mura, dopo tanti anni trascorsi in strada la fatica si fa sentire. Una speranza? «Mia moglie dice che dobbiamo essere sempre positivi – risponde Alessandro – ma io credo che sia giusto anche riflettere sulle cose negative, per cercare di migliorare la situazione e risolvere i problemi. Certo se le cose continuano ad andare male finiamo per demoralizzarci. La speranza allora aiuta e di speranze ne abbiamo sempre tante. Silvia per esempio di recente sta molto meglio di salute, ha fatto importanti passi avanti».
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