(Foto di ansa/cusa)
Omicidio di Lomazzo Poche ore prima di essere ucciso in un rogo, il pensionato si scatenava in un video sui social. Minacce contro il vicino poi accusato di aver appiccato il fuoco: «Mi hai fregato, ma al processo con me non ci arrivi»
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Alle coincidenze, nelle indagini per omicidio, ci si crede fino a un certo punto. Soprattutto se inizi a metterle in fila tutte quante e, contandole, inizi a chiederti se non siano già queste una prova.
All’elenco contabilizzato dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Como e dal pm Giulia Ometto, infatti, da ieri se ne aggiunge un altro. Un video che sembra dire molto sul possibile movente di quel rogo costato la vita a un pensionato.
Poche ore prima di morire, nell’appartamento invaso dal fumo divampato dall’incendio appiccato nel cuore della notte alla sua porta di casa, Giovanni Amenta, 73 anni, aveva postato su Tik Tok un lungo video di minacce e insulti all’indirizzo di Christian Lepore, 43 anni, in cella con l’accusa di omicidio volontario. In realtà in quel video il nome del vicino di casa, residente con la famiglia all’ultimo piano della palazzina di Lomazzo, non viene mai fatto. Ma il messaggio è pieno di riferimenti inequivocabili. Come impossibile da travisare è il messaggio neppure troppo sotteso di quelle parole.
Tutto è scatenato dall’accusa, formalizzata dalla vittima, verso Lepore di avergli rubato una carta di pagamento. Nel video si sente il pensionato minacciare: «Tu al processo con me non ci arrivi». Rivolgendo poi l’accusa di aver avuto il «coraggio di fregare a me, che ti ho dato una mano in tutto. Anche se io ho questa età tu la pagherai e amaramente. Piangerai per te e per la tua famiglia».
Tra i riferimenti che rendono chiaro il destinatario di quel video, c’è un’ulteriore accusa contro i vicini di casa: «Avete fatto gli infami, che mi avete mandato i Carabinieri dicendo che avevo le armi. Tu lo sapevi che io avevo le armi, vero? E lo sai perché non arrivi al processo. Io non ho paura di te» lo si sente dire.
Condite da diversi insulti, le minacce toccano anche asseriti problemi di Lepore con alcuni partenopei: «I tuoi amici di Napoli lo sanno dove sei, ti cercano da vent’anni». E infine la minaccia più pesante: «Se ti becco qua all’entrata qui ti tiro, ti tiro qui» dice mentre con il dito indice della mano sinistra si tocca il lato della testa. Tutto questo, solo poche ore prima del rogo mortale.
A questo punto le “coincidenze” che si assommano sul futuro di Christian Lepore si fanno più numerose. La lite, riferita dagli stessi famigliari dell’uomo finito in cella. Le minacce, proposte pure nel video su Tik Tok. L’acquisto di cinque litri di benzina, quattro ore prima dell’incendio. La tanica di benzina scomparsa. Il vicino che nel cuore della notte sente qualcuno entrare nell’abitazione all’ultimo piano. Il precedente nel Napoletano, con l’incendio doloso - ammesso da Lepore - di un’auto dei servizi sociali.
Ma dai video di Tik Tok di Giovanni Amenta, potrebbe emergere anche un altro elemento potenzialmente pesante a carico del vicino accusato di omicidio. Il pensionato viveva, di fatto, sulla branda che era posizionata ai lati della porta d’ingresso. Non dormiva nella camera da letto, ma passava tutto il giorno lì. E pare fosse risaputo da tutti i vicini. Quindi, verosimilmente, anche da Lepore. Che (lui nega ogni accusa) gettando la benzina sullo zerbino e sotto la porta di casa, avrebbe ben potuto sospettare come sarebbe finita, una volta dato fuoco.
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