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Il report Secondo la Caritas un assistito su quattro dispone di un impiego ma non riesce a mantenersi. Centri di ascolto, boom di richieste: la casa, un problema
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Cresce la povertà, l’allarme della Caritas: «Crisi abitativa e troppo lavoro mal pagato»
Per la prima volta l’osservatorio diocesano sulle povertà ha analizzato in modo organico i dati arrivati negli scorsi mesi dai 14 centri d’ascolto della Caritas attivi sul territorio, 2070 colloqui svolti nel 2025 da 215 volontari che hanno accolto un migliaio di persone bisognose. Alle porte del solo centro intitolato in città a don Renzo Beretta hanno bussato 224 persone, con un 33% di nuovi arrivi rispetto al 2024, segno delle difficoltà crescenti che investono la nostra società.
Uno degli elementi più significativi, scrive la Caritas, è l’aumento del lavoro povero. Circa il 10% degli occupati rischia di cadere in uno stato di indigenza, un assistito su quattro dalla Caritas nonostante l’impiego non guadagna a sufficienza per mantenere la famiglia. «Nel territorio diocesano questo si traduce concretamente in contratti part-time, stagionali o a chiamata, salari insufficienti e difficoltà logistiche, come la mancanza di mezzi di trasporto per raggiungere il posto di lavoro ». In città un appartamento costa troppo, ma trovato un alloggio più economico distante in provincia a volte è impossibile senza auto fare la spola con il capoluogo.
La casa è l’altro grande tema, il più segnalato in assoluto dai centri ascolto comaschi. «L’espansione degli affitti brevi turistici ha sottratto al mercato ordinario una quota significativa di alloggi, soprattutto nei centri urbani e nelle aree ad alta attrattività turistica come la nostra diocesi. I canoni di locazione sono diventati incompatibili con i redditi di molte famiglie e le procedure di sfratto si moltiplicano. A questo si aggiunge una difficoltà specifica per le persone straniere, spesso escluse dal mercato». Il 40% dello stipendio finisce in affitto e quando la paga è scarsa e precaria l’equilibrio economico si spezza. L’utenza ai centri d’ascolto a livello provinciale conta sei stranieri su dieci rispetto agli accessi totali, in città sette su dieci.
La Caritas parla di “permacrisi”, perché tra guerre, inflazione, tensioni commerciali e trasformazioni tecnologiche l’instabilità sembra divenuta ormai strutturale, permanente. «Si tratta di dati preoccupanti - commenta il direttore della Caritas diocesana, Rossano Breda - perché evidenziano, rispetto al passato, una cronicizzazione della povertà anche nel nord Italia. Le storie e i dati raccolti ci dicono che uscire dalla povertà diventa sempre più difficile anche nei nostri territori. Certamente per il lavoro povero e i costi delle abitazioni, ma anche per un sommarsi di povertà relazionali, dipendenze e vere e proprie solitudini».
Diventa allora necessario l’impegno dei volontari della Caritas a proposito di ascolto. Detto che il fondo di solidarietà Famiglia e lavoro attivo dal 2020, sostenuto da tante realtà del mondo cattolico locale, continua a sostenere economicamente chi ha bisogno d’aiuto. Raccolti la bellezza di 950mila euro, 880mila sono già stati devoluti. «Con questo rapporto il nostro obiettivo non è semplicemente presentare dei numeri – dice Simone Digregorio, direttore della Fondazione Caritas solidarietà e servizio - ma dare voce alle storie e ai volti delle persone che incontriamo, raccontando le molteplici sfaccettature delle fragilità che attraversano il nostro territorio».
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