L’appello del ristorante inclusivo: «Aiutate i nostri ragazzi speciali»
Solidarietà Il locale Da Noi garantisce il lavoro a otto ragazzi con disabilità. Il titolare: «Offriamo opportunità vere, ma costi alti: servono 40mila euro»
Lettura 1 min.Non è soltanto una questione di cucina mediterranea e piatti curati nel dettaglio. Nel cuore di Como, in via Lambertenghi 24, il ristorante “Da Noi” rappresenta un modello raro di integrazione lavorativa e vita sociale. Ogni giorno, tra i fornelli e le sale del locale, ragazzi con disabilità hanno la possibilità concreta di lavorare, mettersi alla prova e costruire un percorso d’indipendenza. Oggi, però, questa realtà corre il rischio di non riuscire a coprire tutti i propri costi di gestione.
Per garantire la continuità dei posti di lavoro e proseguire il progetto, la struttura ha lanciato un appello alla comunità per raccogliere 40mila euro.
A spiegare la situazione è il titolare, Guido Grilli, che chiarisce la natura e l’organizzazione del progetto: «È un luogo dove ogni giorno ragazzi con disabilità hanno la possibilità di lavorare, imparare, mettersi alla prova, sentirsi parte di una squadra e costruire il proprio futuro. Oggi, però, siamo in difficoltà. In cucina e in sala abbiamo otto ragazzi assunti regolarmente con contratto a tempo indeterminato e tre tirocinanti. Nonostante il ristorante stia funzionando, non riusciamo a coprire l’intera somma. La nostra non è un’attività a fini di lucro: tutto quello che viene incassato serve esclusivamente a pagare i compensi dello chef, della caposala e dei ragazzi».
L’organico operativo vede impegnati in cucina i lavoratori Chiara, Joe e Tommy, affiancati dai tirocinanti Leo e Andrea. In sala operano invece Andrea, Samuele, Treacy, Alessia e Marco, insieme alla tirocinante Elisa.
A guidarli e coordinarli ci sono lo chef Simone e la caposala Simona. «Lo chef e la caposala svolgono un doppio ruolo fondamentale - racconta Grilli -. Gestiscono il servizio e accompagnano i ragazzi. Noi nasciamo come attività lavorativa pura, non come struttura assistenziale o di terapia, quindi serve una grande sensibilità umana. Ci sono tanti enti che fanno avviamento al lavoro o tirocini brevi, ma realtà piccole come la nostra che offrono ben otto contratti a tempo indeterminato sono rarissime».
Il clima all’interno del ristorante vive dell’equilibrio tra momenti di leggerezza e massimo impegno professionale: «Prima del servizio o a fine giornata c’è spazio per ridere e scherzare. Ma durante il lavoro si sta sul pezzo con serietà, perché se la gente non mangia bene non torna, e il ristorante chiude. I ragazzi imparano anche questa responsabilità».
L’appello alla città si snoda su due fronti complementari: «Ci servirebbero due tipi di aiuto. Il primo è la raccolta fondi, che sostiene il bilancio per il pagamento dei compensi. Il secondo è l’affluenza: se avessimo un 25% in più di clienti a pranzo e cena, copriremmo le spese in autonomia e non ci sarebbe alcun bisogno di chiedere aiuto».
Per garantire la massima trasparenza, la campagna di donazioni è sostenuta da un intermediario istituzionale del territorio: «Le donazioni vengono raccolte per nostro conto tramite la Fondazione Comasca, che offre la massima garanzia di serietà e sicurezza a chi desidera sostenere la causa».
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