(Foto di archivio)
L’intervento Vincenzo Vespri a capo del Comitato nazionale per il Bicentenario voltiano interviene sul contenzioso relativo al faro: «Solo così potranno essere completati gli interventi»
Quanto sta avvenendo tra i Comuni di Como e Brunate sul Faro voltiano che l’anno prossimo compirà cento anni (nel Bicentenario della morte di Volta) è «alieno» allo scienziato universalmente noto.
A dirlo, lanciando anche un appello alle due amministrazioni guidate da Alessandro Rapinese (Como) e Simone Rizzi (Brunate) affinché depongano l’ascia di guerra (che è ora diventata una battaglia legale davanti ai giudici del Tar) è il professor Vincenzo Vespri, presidente del Comitato nazionale per il Bicentenario voltiano. «Il nostro compito, come Comitato nazionale - spiega - è promuovere iniziative legate al grande lascito etico, scientifico e culturale di Volta, attraverso numerose iniziative, come attività culturali e espositive. Tuttavia, intervenire su un monumento attorno al quale le politiche locali stanno discutendo in modo così evidente risulta estremamente difficile, se non impossibile. Personalmente, ritengo che si rischierebbe di tradire lo spirito di Volta, profondamente legato alla sua terra e alieno alle baruffe di campanile».
Vespri era presente il primo aprile scorso in Regione all’audizione in Commissione Cultura convocata su richiesta dei consiglieri regionali Sergio Gaddi, Anna Dotti e Angelo Orsenigo con il sindaco di Brunate e i vertici di Fondazione Volta, mentre Rapinese non si è presentato. Il Comune di Como ha impugnato davanti ai giudici amministrativi l’atto con cui l’amministrazione brunatese ha stabilito la decadenza della concessione gratuita del terreno (di proprietà di Brunate) su cui insiste il Faro (di proprietà di Como) che scadrebbe nel 2033. Il mancato accordo sulla gestione e la conseguente mancata sottoscrizione dell’apposita convenzione (scaduta nel 2020, in pieno Covid) ha portato Brunate a far decadere anche quella sul terreno. Di contro Palazzo Cernezzi con Rapinese ha ribattuto sostenendo che non gli sono state consegnate le chiavi («A Rizzi è da mesi che chiedo di darmi le chiavi del mio Faro per iniziare sistemare e fare le opere. Sapete cosa ha fatto il sindaco di Brunate? Me le ha date le chiavi? No») e sollevando dubbi sul rispetto delle regole legate alla gestione.
«Sarebbe assolutamente opportuno che i Comuni coinvolti trovassero una rapida soluzione condivisa. Solo a quel punto il Comitato potrebbe più agevolmente collaborare alla valorizzazione del monumento, anche attraverso l’organizzazione di eventi o iniziative»
Fatto sta che a prescindere da torti o ragioni il Faro è chiuso dal 2024 e per poter riaprire ha bisogno di lavori di restauro (stimati tra i 400 e i 600mila euro), ma ancora prima di un accordo sulla gestione. Si è già fatto avanti Giorgio Carcano, imprenditore e già presidente del Rotary Como, che seguì il rifacimento integrale dell’illuminazione (ora spenta) nel 2016, per un nuovo intervento, ma si è trovato le porte chiuse. «Nel caso del Faro voltiano - prosegue Vespri - sarebbe assolutamente opportuno che i Comuni coinvolti trovassero una rapida soluzione condivisa. Solo a quel punto il Comitato potrebbe più agevolmente collaborare alla valorizzazione del monumento, anche attraverso l’organizzazione di eventi o iniziative. Fino ad intervenire, come specificato nel nostro decreto istitutivo, con attività di restauro. Sarebbe ben diverso se i due sindaci raggiungessero un accordo sulla gestione e sugli interventi necessari, peraltro di entità relativamente contenuta, così da consentire la riapertura in tempo per il Bicentenario voltiano». Insomma, al di là dei fondi il nodo cruciale è trovare un punto di incontro. Vespri chiarisce ulteriormente: «Per quanto riguarda la gestione ordinaria e la manutenzione, non possiamo intervenire: il Comitato ha un mandato ben definito, condizionato da rigorose procedure amministrative e dai pareri di un autorevole Comitato Scientifico, che annovera anche due Premi Nobel. In assenza di tali condizioni, risulta difficile progettare iniziative su un Faro chiuso, senza incorrere in possibili rilievi da parte degli enti amministrativi preposti con richieste di chiarimenti».
A Pavia (dove Volta insegnò Fisica sperimentale a partire dal 1778), il territorio si è mosso compatto per inserire il restauro dei laboratori tra le iniziative del Comitato. A Como, invece, si litiga e uno dei simboli dello scienziato come il Faro è inaccessibile.
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