L’arte dei tatuatori: ecco com’è cambiato il mestiere per i professionisti comaschi
Non solo mode Il mestiere (difficile) del tatuatore: «Mercato saturo, chi è attivo sui social oggi lavora di più». Il tema più citato è quello della responsabilità: «Un tempo se chiedevi un tatuaggio in faccia ti ridevamo dietro»
Quella che un tempo era un’arte sotterranea, destinata a circoli ristretti e spesso accompagnata da una coltre di pregiudizi, oggi è diventata un linguaggio universale. Ma cosa resta della magia e dell’etica quando il tatuaggio diventa un prodotto di massa? Lo abbiamo chiesto ad alcuni dei nomi storici e dei volti nuovi dello scenario comasco, scoprendo un settore sospeso tra eccellenza artistica e criticità sistemiche.
Cosa è cambiato negli anni
Per chi ha iniziato negli anni Novanta, il cambiamento è stato radicale. Ivan Losi, titolare di Tattoo DeLuxe in via Milano, ricorda bene quel mondo underground del 1993: «Oggi è un fenomeno percepito come normale, ma il panorama è saturo. Tra molti studi nati e chi tatua abusivamente in casa, la concorrenza è tantissima». Una visione condivisa da Lara Piscitelli di Sinta Tattoo, che in via Odescalchi porta avanti un’idea di accoglienza totale: «Ho sempre voluto un negozio su strada alla portata di tutti, dalla massaia al punk». Se però il pregiudizio è svanito, la qualità è diventata un terreno scivoloso. «Il mercato è pieno di persone non capaci - avverte Piscitelli -. Spesso chi è più attivo sui social lavora di più, ma la massa non ha sempre gli strumenti per valutare la vera bravura tecnica».
Il tema più scottante resta la responsabilità del tatuatore. Gabriele Andresi di Freak Tattoo in Via Cadorna, attivo da oltre 25 anni, sottolinea con forza il valore dell’etica “vecchia scuola”. «Un tempo, se chiedevi un tatuaggio in faccia, ti ridevamo dietro. Oggi si vuole tutto e subito». Questo cortocircuito nasce spesso dall’influenza dei social e dell’estetica trap, che spinge giovanissimi a desiderare tatuaggi estremi su mani, collo o viso come primo approccio.
In questo, i professionisti di Como sembrano fare fronte comune. Losi e Andresi concordano: tatuare il volto a un ventenne “pulito” è un errore che può segnare una vita. Anche Fabio Nicora, sempre di Sinta Tattoo, è categorico: «Mi rifiuto di tatuare la faccia a chi segue le mode senza avere altri pezzi; non lo farei neanche per cifre assurde». Lo stesso rigore vale per i simboli politici: il no alle svastiche e ai soggetti estremi è unanime, nonostante le offerte di pagamenti raddoppiati per convincere l’artista a scendere a compromessi.
Le richieste più frequenti
Ma cosa si tatua oggi a Como? Nicora osserva il successo del dark lettering e del cybersigillismo tra i ventenni, oltre al sempreverde fine line. Per Gabriele Andresi, invece, resistono i grandi classici: infiniti, scritte e ricordi familiari, pur notando una crescita del genere chicano e del semi-realistico.
Tuttavia, all’orizzonte si staglia una nuova sfida: l’Intelligenza artificiale. Se da un lato aiuta a visualizzare le idee, dall’altro crea false aspettative. «La gente porta immagini generate da algoritmi, spesso tecnicamente impossibili da realizzare sulla pelle», spiega Losi. Il rischio è la perdita di quel legame umano che Nicora definisce fondamentale: «Il feeling tra tatuatore e cliente è tutto. Senza empatia, anche un pezzo perfetto tecnicamente può diventare un brutto ricordo».
In un mercato che rischia di trasformarsi in un parco giochi per trend passeggeri, l’unica difesa per il cliente resta la capacità di distinguere il marketing dall’arte, cercando quel legame magnetico che solo un ago mosso da esperienza e passione può garantire.
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