(Foto di archivio)
Sanità L’effetto “domanda infinita” innesca un meccanismo per cui aumentare le visite fa crescere la richiesta. Lo dicono le cifre: oggi si effettuano più esami di quanti se ne facevano nel 2019. E il Cup unico potrebbe non bastare
Più esami e visite che nel pre pandemia, «ma ai pazienti non bastano mai». Il tema delle lunghe liste d’attesa è sempre uno dei più sentiti dalla cittadinanza, tra risonanze, Tac e controlli non è facile prendere appuntamento in tempi ragionevoli, magari non troppo distante da casa.
Se però si va a guardare la mole delle prestazioni sanitarie erogate a Como e provincia dal sistema pubblico, dopo il crollo del Covid l’Asst Lariana ha continuato ad aumentare l’offerta fino a superare a dicembre l’anno considerato di riferimento. Sono tre milioni e 932mila le prestazioni erogate nel 2025, erano tre milioni e 898mila le prestazioni erogate nel 2019.
Al netto di alcune riorganizzazioni e alcuni cali puntuali, per esempio relativi all’ospedale di Menaggio sempre mezzo congelato, è aumentata buona parte degli esami e delle visite, sebbene non equamente in tutte le specialità. Nei poliambulatori di San Fermo si passa da 862mila prestazioni l’anno a 968mila, al Pronto soccorso da 392mila a 415mila. È vero che ricoveri e operazioni chirurgiche non hanno ancora raggiunto nel complesso i livelli pre pandemia, ma anche in questo caso siamo ormai vicini. Eppure navigando sul fascicolo sanitario, i posti liberi tramite Asst Lariana non sono così numerosi, anzi. Bisogna spostarsi ai margini della provincia, attendere mesi, ritentare. Il progetto del Cup unico regionale, partito in tante province comprese Monza, Lecco e Sondrio, da luglio interesserà il Comasco. Ma dalla Regione spiegano che si tratterà inizialmente di un miglioramento nella programmazione, nella gestione delle agende. Colonscopie e consulenze però è chiaro non verranno moltiplicate dal nulla. Tanto più se dentro ai reparti c’è carenza di personale, con le assunzioni sempre faticose oggi ostacolate da un presunto buco milionario nella sanità regionale da discutere con il governo.
E comunque il risultato, raccontano scoraggiati diversi alti dirigenti della sanità nostrana, è che esami e visite non bastano mai. Sarà forse perché la popolazione invecchia e i bisogni di cura aumentano.
«Ma continuare ad aumentare l’offerta sanitaria non è così ragionevole – commenta Claudio Zanon, direttore scientifico di Motore Sanità già alla direzione del Valduce – in automatico così facendo cresce anche la domanda. In questo momento serve mettere un tetto. Bisogna ragionare sull’appropriatezza, specialisti, privati e medici di famiglia devono prescrivere solo ciò che è davvero necessario. Salvo casi acuti e urgenti, altrimenti il sistema non regge. Tecnologia e intelligenza artificiale possono aiutarci, anche da distanza. Certo servirebbe rafforzare la medicina sul territorio, le case di comunità sono ancora mezze vuote, mancano troppi infermieri per l’assistenza a domicilio, altrettanti medici di famiglia, questi professionisti più vicini a casa dovrebbero evitare ai pazienti le inutili corse in ospedale, fissati appuntamenti non così utili».
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