Le monete di via Diaz nei libri di storia. Le studieranno nei licei
Curiosità Polemiche intanto in vista dell’inaugurazione della mostra: «Meglio puntare su Porta Pretoria»
Quando si dice “entrare nei libri di storia”... Beh, questa volta non si dice per dire: le monete romane ritrovate nel cantiere dell’ex Teatro Cressoni nel settembre del 2018 si sono guadagnate un meritatissimo “capitoletto” tra le pagine del secondo volume de “L’intelligenza storica”, testo scolastico per i licei edito da Loescher editore e firmato da Mauro Reali, Gisella Turazza e Claudia Mizzotti, tra i più utilizzati nei licei italiani.
Gli autori riassumono le circostanze dello straordinario ritrovamento, evidenziando il valore delle monete che recano l’effigie dell’imperatore Anicio Olibrio (che regnò per pochi mesi nel 472 d. C.): «È interessante il fatto che sul rovescio delle monete di Anicio Olibrio compaia la scritta “salus mundi” (salvezza del mondo) e non la consueta “salus rei publicae” (salvezza dello Stato), cioè un auspicio di salvezza universale più spirituale che politico; ciò incarna bene la precarietà dell’istituzione imperiale - il cui leader si affida a Cristo e non alle armi dell’impero di Roma - a pochi anni dal suo crollo».
Gli autori citano anche il progetto di allestimento della apposita sezione del “Civico museo archeologico Giovio di Como”, la cui inaugurazione è stata da poco rimandata a Pasqua, suscitando non poche perplessità, come evidenziato dal lettore Roberto Musso, che in una lettera a La Provincia pubblicata venerdì auspicava un più utile recupero ai fini turistici della vecchia Porte Pretoria, sotto Porta Torre.
Così Sergio Lazzarini, professore di Diritto romano, avvocato che coordina anche in prospettiva scientifica l’attività legale di Officine Immobiliari, la società cui si deve il ritrovamento del tesoro, alle prese con un aspro contenzioso giuridico con il mistero per il conseguimento del premio di legge: «Non si deve dimenticare che lo scavo dell’ex Cressoni ha notevole significato sia per i dati stratigrafici che ha permesso di acquisire, sia per i frammenti epigrafici rinvenuti. Ritengo condivisibile che in generale una mostra di monete antiche intercetti l’interesse di un pubblico di nicchia, quindi numericamente limitato, pur certamente assai raffinato e colto».
«A otto anni dalla scoperta - prosegue il professore - l’apparente urgenza di esporre alcune decine di monete pur essendo chiuso il museo nel complesso del suo percorso storico fa davvero meditare sulla preferibile alternativa di valorizzare la Porta praetoria».
A Lazzarini fa eco Saba Dell’Oca, l’imprenditore che guida “Officine immobiliari”: «La mostra alle Orfanelle? È un’operazione che non ha senso, utile giusto ad appuntarsi al petto una medaglietta di tolla. Svalorizza quello che invece andrebbe valorizzato in tutt’altro modo».
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