Le telecamere contro i furti «non violano
la privacy»: a Como la sentenza

Como Archiviate le accuse: «Voleva solo tutelarsi dai ladri, non intendeva guardare i vicini»

Como

Di questa storia, era stato interessato anche il Garante della privacy che però, con richieste giunte sia da una parte che dall’altra, non aveva rilevato violazioni: «Manca il dolo – aveva scritto – L’intento era tutelarsi dai furti, non guardare i vicini».

L’inchiesta

Già, perché il tema sul banco è uno di quelli perennemente “caldi”, ovvero le telecamere posizionate su una casa ma che per i vicini ledono il loro diritto di riservatezza. Ed è stato proprio su questo argomento che è stato chiamato a pronunciarsi in questi giorni il giudice delle indagini preliminari di Como, Massimo Mercaldo, che ha archiviato un fascicolo – accogliendo le richieste della Procura di Como – che era nato appunto da una denuncia (doppia addirittura) contro marito e moglie che avevano installato un sistema di telecamere per sorvegliare il proprio giardino. Occhio elettronico che si attivava al movimento di estranei, che pare non registrasse nemmeno le immagini, ma che finiva anche con il riprendere parte della proprietà dei vicini che per questo avevano deciso di segnalare l’accaduto alle autorità.

La vicenda era finita anche in Procura, con l’ipotesi di reato di «interferenze illecite nella vita privata». Non una denuncia, ma ben due, una per la moglie e una per il marito che in questa vicenda penale sono stati seguiti dagli avvocati Simone Dotti e Massimiliano Galli. Il pm aveva comunque chiesto, in entrambi i casi, l’archiviazione con però la successiva opposizione di chi aveva promosso l’azione penale. Per questo si è poi arrivati davanti al giudice che, lo diciamo subito, ha dato ragione alla procura e a chi aveva installato quelle telecamere. Ma come spesso avviene, è dalle motivazioni – che tra l’altro riprendono pronunciamenti della Cassazione – che si traggono spunti di interesse.

La sentenza

Il reato in questione riguarda infatti «la tutela del domicilio» e di conseguenza non ammette «la ripresa di comportamenti sottratti alla normale osservazione dall’esterno».

Fatta questa premessa, però, il giudice prosegue dicendo che «ne consegue che se l’azione – come nel caso in questione – pur svolgendosi in luoghi privati, può essere liberamente osservata dall’esterno, il titolare del dominio non può vantare alcuna pretesa riguardo la riservatezza». Quindi, in estrema sintesi, non può essere rilevata alcuna accusa penale per una telecamera che riprende anche una proprietà privata che tuttavia già di suo è visibile dall’esterno senza alcun particolare accorgimento. Ed il luogo su cui puntava l’occhio elettronico in questione, era uno spazio già di suo «non protetto dalla vista degli estranei».

Per questo motivo, insomma, il giudice delle indagini preliminari di Como ha respinto l’opposizione all’archiviazione che era stata presentata dai legali di chi aveva sollevato il caso, chiudendo definitivamente questa vicenda su cui – come detto – nemmeno il Garante aveva rilevato irregolarità.

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