Le vacanze erano una truffa. Inchiesta chiusa: 70 vittime
Il caso. Pioggia di denunce contro l’agenzia Chrystal Travel, sede in città. C’è chi ha scoperto in viaggio che hotel e servizi non erano stati pagati
Lettura 1 min.Le Hawaii sembravano già lì dietro l’angolo. Ancora una settimana e avrebbero preso il volo. Un maggio in viaggio tra la costa occidentale degli Stati Uniti e le meravigliose isole nel Pacifico. Ma tutto è andato a monte: «Colpa vostra: avete contattato direttamente gli hotel ed è venuto meno il rapporto di fiducia tra noi» le parole (non propriamente testuali) della tour operator. Peccato che ribaltare sulle vittime tutte le colpe altro non era che l’ennesima scusa che Silvia Gorla, comasca di 58 anni, si teneva in faretra pronta per scoccarla contro gli ignari clienti.
Oltre 70 vittime
La Procura di Como ha chiuso ben tre differenti indagini a carico della titolare della Chrystal Travel, agenzia con sede in città. Arrivando a contestare all’indagata una truffa ai danni di qualcosa come oltre settanta vittime, per una cifra complessiva che supera i centomila euro. Denaro che la donna avrebbe incassato quale corrispettivo per una serie di viaggi fantasma. Di Silvia Gorla ci eravamo già occupati la scorsa estate, riportando la notizia di una prima tranche di accuse; ma dopo la pubblicazione altre presunte vittime si sono fatte avanti con la Procura e le forze di polizia per raccontare di quelle vacanze sfumate, insieme ai soldi pagati per garantirsi l’agognato riposo.
Le sue vittime
L’elenco dei casi contestati è lungo e va dall’autunno 2023 fino all’autunno dell’anno successivo. C’è il viaggio per otto persone in Sudafrica costato 22mila euro, un pacchetto turistico inesistente: arrivati a destinazione gli otto malcapitati hanno scoperto che gli alberghi e le escursioni non erano mai stati pagati. E ancora: un’intera famiglia paga 11.500 euro per un viaggio in Argentina, la tour operator dapprima dice che il viaggio slitta per colpa di un blackout informatico. Quindi se vogliono possono ottenere il rimborso di quanto anticipato. Rimborso scomparso. Ci sono poi i quattro amici che sognano di andare a Zanzibar, pagano 22mila euro e al momento della partenza ecco l’avviso: il viaggio è posticipato all’anno prossimo. Le scuse accampate suonano simili a quelle che John Belushi, alias Jake Blues, hanno reso ancor più mitica la pellicola “Blues brothers”: l’alluvione, la malaria, il tifo e pure l’epatite. Anche in questo caso: denaro sparito. C’è anche il caso della donna che sognava il tour tra Laos e Vietnam, e che dopo aver pagato 3mila euro si sente dire: manca la guida italiana, purtroppo dobbiamo rinviare la partenza di tre mesi.
La tour operator ha ricevuto nelle scorse settimane l’avviso di chiusura delle indagini, anticamera - salvo convincenti memorie difensive - di una richiesta di processo.
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