Lei fa il palo, loro svaligiano le case: così hanno preso la banda dei ladri

L’inchiesta I retroscena dell’inchiesta della Polizia porta alla luce un gruppo di professionisti. A tradirli l’auto noleggiata all’aeroporto di Linate, intercettata dagli agenti della Squadra mobile

Como

Lei faceva il palo nella banda. Ma non è un personaggio di fantasia, né quello di una canzone di Jannacci: «Quando uscite fate attenzione, perché c’è uno nell’autovettura e non è ancora sceso», dice intercettata dai detective della Squadra mobile. «Non uscite incappucciati, uscite normali».

Loro, invece, facevano il lavoro sporco: rompere, entrare, mettere tutto a soqquadro, rubare. «Che figo: sarebbe stato bello se fosse stato d’oro... vengono circa due grammi, fratello, sei grammi: qualcosa così. Prendi compagno mio, li c’è tutto quello che abbiamo preso».

La banda

La premiata ditta “topi d’appartamento snc”, smantellata dai poliziotti della mobile di Como, si muoveva con studiata professionalità. A cominciare dalla scelta dell’auto da utilizzare per fare i furti: una vettura noleggiata presso una grossa compagnia all’aeroporto di Linate. Proprio quell’auto, la cui presenza tornava spesso in occasione di furti messi a segno nel comasco, ha messo gli agenti sulla pista giusta. Intercettata, l’hanno prima dotata di un gps e poi di una cimice che ha ripreso e registrato l’ultima settimana di attività delittuosa del gruppo di cileni.

Palo, e sovente anche autista del gruppo, Katherine Simona Villavincencio Torres, 36 anni. Esecutori materiali: Francisco Javier Castillo Navarro, 31 anni; Sebastian Javier Villavincencio Galvez, 20 anni; Gabriel Ignacio Alarcon Moncada, 19 anni.

Il primo furto che i poliziotti riescono a monitorare risale al 27 marzo scorso in città, in una villa lungo via Statale per Lecco. Il gruppo di ladri arriva attorno alle 20.30 a bordo della DS5 a noleggio e in poco più di mezz’ora fa incetta di capi d’abbigliamento firmati, dopo aver forzato una porta finestra. Poco prima, a Casnate, il gruppo aveva tentato un furto in via Correnti, fallito per via della presenza in casa dei proprietari.

Il modus operandi

Il 31 marzo, poi, gli investigatori della Questura di Como registrano altri due furti tentati e uno messo a segno: un tentativo a Cirimido poco dopo le 9 del mattino; quindi uno riuscito a Turate in via San Martino prima delle dieci.

Il gruppo decide quindi di spostarsi su Lecco. Prova un’irruzione a Merate attorno alle 21. Addirittura viene registrata una trasferta anche in Austria, dove si sospetta possano essere stati messi a segno altri colpi.

Gli investigatori sono riusciti a ricostruire un modus operandi costante, a partire dalla struttura del gruppo, sempre fissa: i tre uomini fanno gli esecutori materiali, la donna il palo. Quindi la mobilità. gli arrestati si muovono con vetture a noleggio, cambiate nel tempo. Terzo elemento: la scelta del bersaglio. Non colpiscono a caso. Fanno soste in zone residenziali, osservano le case, valutano se siano abitate o meno, guardano dettagli come il nome al citofono, l’ordine esterno, perfino il prato tagliato. Poi la tecnica di approccio. Il gruppo arriva, parcheggia poco distante ma non troppo, gli uomini scendono e raggiungono l’abitazione a piedi. L’accesso avviene quasi sempre tramite forzatura di infissi, finestre, porte finestre, tapparelle, con uso di cacciavite e altri attrezzi da scasso. Quando si accorgono che ci sono persone, allarmi o sistemi di videosorveglianza, possono interrompere subito. Una volta risaliti in auto, non i quartetto non si limita alla fuga: c’è una fase di verifica. Parlano della refurtiva, di come hanno lavorato, non lesinano critiche l’uno all’altro.

Professionisti, insomma. Ma c’è chi lo è più di loro. E infatti i quattro, grazie a un’indagine lampo durata una decina di giorni, ora si trovano dietro le sbarre.

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