L’ultimo saluto a Enrico Butti: «Lascia a tutti un’eredità di amore»

A Lora Ieri mattina il funerale nella chiesa parrocchiale. Il ricordo del cugino e il dolore di parenti e amici

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Sono volti contratti, che si sfiorano in un abbraccio, quelli che ieri mattina hanno riempito il piazzale della chiesa parrocchiale di Lora, dove Como ha salutato per l’ultima volta Enrico Butti, morto giovedì scorso a 77 anni dopo una lunga malattia.

C’è chi lo ricorda come l’uomo delle calzature, chi come compagno del campo da golf. Ma la verità è che, per qualcuno, il signor Butti è stato colui che nella vita si chiama papà, marito, cugino e così via. Per questo gruppo di persone, nonostante il sole di luglio, gli ultimi due giorni sono stati l’ora più buia. E lo si vede ancor prima di entrare in chiesa, quando gli uomini dell’impresa funebre prendono in spalla il feretro e portano il signor Butti sotto l’altare.

A seguire i familiari nella processione dentro la chiesa, ci sono amici di tutte le età, conosciuti in momenti diversi della sua vita. Tra di loro, anche i commercianti del centro e Michele Cappelletti, assessore del comune di Como che fino a qualche mese fa aveva la delega al commercio. Enrico Butti, insieme ai cugini, ha infatti custodito nelle sue mani la storica attività di famiglia, in via Luini all’angolo con via Cinque Giornate. Un cognome, il suo, rimasto stampato su numerose borse di carta, ma anche nella mente di intere generazioni di comaschi che, quando si trattava di comprare un paio di scarpe, si servivano da lui.

«Ho conosciuto Enrico domenica scorsa, quando i nipoti mi hanno chiesto di portargli l’olio dei malati, e lui ha ricevuto con gioia questa presenza del Signore» ha raccontato il prevosto don Enrico Broggini. «Quando anche noi ci troveremo in questo posto, dove ora c’è Enrico, Dio non ci chiederà quante penitenze abbiamo fatto, quante preghiere abbiamo detto, quanti soldi abbiamo messo da parte. Ci chiederà se abbiamo amato. E tutta la vita di Enrico è stata mossa dalla logica dell’amore, verso la famiglia, per il suo lavoro, per tutti voi che lo avete conosciuto, sperimentandone l’amicizia. Credo che questa sia l’eredità più bella, quella di una vita spesa e vissuta per gli altri».

L’amore, che muove le lacrime e spinge ad abbracciarsi, lo si sente anche nelle parole di Giovanni Butti, il cugino maggiore, che dopo l’Eucarestia condivide al microfono un pensiero: «Caro Enrico, mai avrei pensato che ci anticipassi a questo appuntamento», poiché il più piccolo tra i cugini. «Siamo cresciuti in una grande famiglia che ci ha insegnato il rispetto. Tu, sempre socievole, sempre disponibile per tutti». Nel momento del grande dolore «ricordo come se fosse ieri le ultime parole di tuo padre: “ti affido Enrico”. Mi piace pensare che ora lo incontrerai. Ciao piccolo».

E così, l’ultima immagine di Enrico Butti è una bara di legno chiaro, vestita di una sola rosa bianca, che se ne va a bordo del carro funebre. Ma nei ricordi, di immagini, ce ne sono molte di più.

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