Maxitruffa sugli ecobonus: a processo. A farne le spese decine di comaschi

L’inchiesta. Società trentina accusata di aver presentato fatture su lavori in realtà non terminati. Tra gli imputati anche un geometra comasco. La difesa: tutto regolare. In aula a novembre

Lettura 1 min.

L’accusa è pesante: quella di aver messo in piedi una associazione per sfruttare i soldi statali promessi con il superbonus del 110%, ovvero con l’agevolazione fiscale che era stata introdotta nel 2020 per lavori che prevedevano migliorie degli immobili da un punto di vista energetico. Secondo i magistrati, invece, in tre avrebbero truffato lo Stato, presentando fatture per risarcimenti anche quando i lavori non erano nello stato di avanzamento che era stato descritto, ed in alcuni casi – secondo l’accusa – nemmeno mai realmente finiti.

L’udienza si terrà a novembre a Trento (luogo della comunicazione all’Agenzia delle Entrate) anche se le case finite nel mirino della indagine della guardia di finanza sono tutte nel comasco, ben 12 interventi edilizi disseminati tra Montorfano, Olgiate Comasco, Cassina Rizzardi, Villa Guardia, Montano Lucino, Cagno e Cucciago. Le indagini avevano messo al centro dell’attenzione una società trentina, le Requalifica srl, pure lei citata come responsabile civile, mentre davanti al giudice dell’udienza preliminare finiranno Franco Giacomoni, 65 anni di Trento, amministratore unico della società, Michele Betta, sempre di Trento, che teneva i rapporti con la clientela per conto della srl, ed infine il geometra comasco Mario Bison, 54 anni, indagati che tuttavia in questi mesi hanno sempre sostenuto la regolarità del loro operato.

La Procura la pensa in modo diverso, e saranno ben 25 le parti civili che dovrebbero presentarsi in udienza cercando di costituirsi. Alcuni casi, compresi nei molti capi di imputazione tutti simili anche se per interventi diversi, sono clamorosi: in un intervento da 500 mila euro circa su due immobili di Villa Guardia, i documenti presentati – secondo l’accusa – servivano solo per «ottenere erogazioni dallo Stato» senza però rispecchiare il reale stato di avanzamento dei lavori.

Così con il primo Sal del settembre 2021, si attestavano lavori portati avanti per il 30% quando il cantiere nemmeno era stato avviato, e il 60% dei lavori realizzati nel gennaio del 2022 quando il cantiere era appena stato avviato. C’è poi tra i dodici interventi edilizi contestati, anche il caso di una villetta di Montorfano con presentazione di fatture per lo stato di avanzamento dei lavori da 116 mila euro all’agosto del 2021 quando il cantiere in realtà – stando a quanto denunciato dai clienti – partì solo nel maggio del 2022, cantiere che sempre secondo quanto raccolto dagli inquirenti ancora nell’agosto di un anno fa non risultava terminato. Tanto che le vittime si decisero, con l’appoggio dell’avvocato comasco Massimiliano Iantorno, ad affidare un incarico ad un architetto di fiducia per dimostrare (e poi depositare in procura) quello che stava avvenendo.

Per la procura trentina, insomma, si trattò di truffe allo Stato per ottenere i contributi del superbonus con però lavori realmente eseguiti che non rispettavano nella realtà quanto dichiarato. Toccherà ora al giudice preliminare trentino dirimere la questione pronunciandosi sui tantissimi capi di imputazione che sono stati elencati, compreso quello associativo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA