Meditazione e alto artigianato: la pipa, un’arte un po’ anche comasca
Eventi Oggi al teatro Sociale oltre ottanta espositori per un oggetto che nel mondo conta milioni di appassionati, tra meditazione, fumo “lento” e, soprattutto alto artigianato
Lettura 1 min.Debora Scaramuzzo
Nel bel mezzo delle sue celebri indagini, Sherlock Holmes aveva l’abitudine di misurare la difficoltà dei suoi casi con un’unità di misura molto particolare: la pipa. Riflettere così a lungo da consumare tre pipe era un segno inequivocabile della difficoltà del caso.
Proprio l’idea della pipa come simbolo di meditazione e lentezza ha fatto da sfondo all’esposizione internazionale di pipe di alta qualità artigianale allestita oggi al Teatro Sociale. L’iniziativa è stata organizzata dal Pipa Club Smoka, un gruppo di appassionati che dopo le precedenti esposizioni a Chicago, Shanghai e molte altre città internazionali ha deciso di raccontare l’alto artigianato anche in Italia.
Tra gli 84 espositori presenti non solo artigiani esteri, ma anche molte eccellenze italiane come Castello, il brand canturino primo in Italia per la vendita di pipe, nonché sponsor dell’evento insieme al sito web Smokingpipes. «Per noi il supporto a questa iniziativa era fondamentale, soprattutto perché siamo anche nello stesso territorio, ha sottolineato Stephanie Coppo, nipote del fondatore del marchio Castello, Carlo Scotti.
«La scelta della location è ricaduta su Como per una serie di motivi – ha spiegato Matteo Nuzzo, uno degli organizzatori – Como, infatti, non è solo una città bellissima e con un grande appeal internazionale, ma si trova anche a metà strada tra due importanti scuole di pipa: quella varesotta e quella canturina dei fratelli Radice».
Per questo il programma previsto per questo weekend è stato molto ricco, cominciando venerdì con l’aperitivo di benvenuto e continuando sabato pomeriggio con la presentazione del volume “Radice Pipe. Una famiglia, uno stile, un marchio” a cura di Diego Morlin.
Un mercato, quello della pipa, che, anche se di nicchia, richiama ancora molti appassionati. «Fumare la pipa è un’esperienza completamente diversa da quella della sigaretta. La sigaretta è fatta per alimentare il vizio, è un gesto frettoloso per un prodotto usa e getta – ha continuato Nuzzo. – Per la pipa invece ci sono mille tipi diversi di tabacco e fumarla diventa una vera e propria esperienza gustativa e sensoriale. Per non parlare poi di tutta la tecnica artigianale che vi sta dietro».
La pipa, infatti, non è soltanto un prodotto di consumo, ma il frutto di una precisa ricerca di design che valuta e sceglie le forme migliori. «Io non sono un artigiano, ma forse una delle più grandi difficoltà consiste proprio nel trovare un equilibrio tra l’utilità dell’oggetto e la sua estetica». Ma se la tradizione della pipa è certamente antica e ben consolidata anche nella produzione letteraria e cinematografica, le sfide di design e modernizzazione non mancano mai. «Di tutte le pipe esposte, non se ne troverà nessuna gigante. I tempi sono cambiati e dagli anni ’80 lo stile di vita è dettato sempre più dalla fretta. Il tempo per fumare grandi quantità di tabacco non c’è più».
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