Minori “abbandonati” in tangenziale. Rapinese: «Noi saturi, vadano altrove»

La polemica I giovanissimi stranieri hanno passato un altro giorno di fronte alla Questura. Poi la sera sono stati di nuovo ospitati da don Giusto: «Non si possono lasciare al freddo»

Anche ieri, dalla mattina alle 18.30 quando sono stati ritrasportati dai volontari a Rebbio nei locali di don Giusto per passare la notte, una decina di minori stranieri non accompagnati ha atteso inutilmente la presa in carico successiva all’identificazione che è già stata ultimata lunedì. E la sensazione è che le bocce possano non muoversi nemmeno nelle prossime ore, vista la lontananza tra le parti. Il Comune di Como, per voce del sindaco, ieri ha detto chiaramente di «essere saturo», di non aver più alcuno spazio disponibile. Dall’altra parte ci sono però dei ragazzi minorenni, tutti tunisini ed egiziani, che da lunedì hanno riempito il marciapiede davanti alla Questura e che attendono di conoscere il loro destino.

Da quindici a dieci

Erano 15 il primo giorno, anche se poi si è scoperto che due erano già stati presi in carico ed erano sul posto solo per fare compagnia agli altri giovani. Un terzo è stato immediatamente collocato, l’unico che era di una provenienza diversa rispetto agli altri ragazzi che anche ieri hanno oscillato nel numero tra chi spariva (ad un certo punto erano rimasti in nove) e chi ricompariva. Ieri sera, alle 18,30, i volontari ne hanno riportati 10 a Rebbio, in attesa di una nuova giornata che oggi ripartirà uguale a ieri, con la discesa verso la Questura e un nervosismo che – dicono i volontari – cresce di minuto in minuto.

La replica del sindaco

Il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, non cede e anzi rilancia: «In questo stesso momento stiamo ospitando come Comune 311 minori stranieri non accompagnati. Siamo di gran lunga la città più ospitale d’Italia e per distacco, se parametriamo questo numero con gli abitanti di Como. Tutta la città di Milano ne ospita mille, noi 311, ovvero trenta volte più di Lecco e dieci volte più di Varese. Siamo saturi». Poi la provocazione del primo cittadino, che lascia intendere di non volere cedere: «Mi chiedo come mai la Questura di Como sia la più ambita e richiesta d’Italia. Mi chiedo quale elemento sia così seduttivo per portare così tanti minori da noi rispetto a realtà vicine. E non parlatemi del confine perché c’è anche a Varese». Poi la chiosa: «Sto lavorando fianco a fianco con il Prefetto Andrea Polichetti, con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e con il sottosegretario Nicola Molteni. Una cosa è certa: tutti i contenitori prima o poi si riempiono e tutti gli elastici prima o poi si spezzano».

Dall’altra parte del fiume, in questa storia di difficile accoglienza, c’è don Giusto Della Valle che le porte del proprio oratorio le apre sempre: «Un nostro educatore è stato tutto il giorno con questi ragazzi, dando da mangiare a da bere – dice – Non si possono lasciare dei ragazzi all’aperto, al freddo, come sta accadendo. C’è chi scappa da altre comunità, che vuole arrivare al Nord perché magari ha parenti o conoscenti a Milano, soprattutto gli egiziani dove c’è una comunità molto ampia. Noi siamo disposti ad accoglierli, siamo autorizzati per otto ma siamo arrivati anche a 45».

Don Giusto sposta però l’attenzione su un altro punto: «In verità servirebbe una scelta politica. Nel 2016 fu chiuso e mai più riaperto il Centro “Puzzle” di Tavernola. Ospitava 30 ragazzi, minori stranieri non accompagnati. Una struttura già pronta, fatta apposta per queste situazioni, ma servirebbe la volontà politica di riaprirla che invece non c’è».

Il prefetto, Andrea Polichetti, contattato ieri ha preferito non commentare limitandosi a confermare che il Palazzo del Governo cittadino si sta occupando della questione per «trovare una soluzione per questi ragazzi». Che questa mattina, come ieri e come l’altro ieri, scenderanno in città da Rebbio per rimettersi sul solito marciapiede. In attesa.

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