Monte Goj, è l’ora dei processi: «Bisognava intervenire prima»

L’incendio Il Pd attacca: «Nel 2023 sono caduti 6mila alberi, dovevano essere già rimossi». La replica del presidente della Spina Verde: «Si tratta di aree diverse, ora un sopralluogo»

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Dopo l’incendio di una vasta area del monte Goj (circa 30 ettari di bosco, che significa qualcosa come 300mila metri quadrati), è il momento da una parte dei primi processi, dall’altra della paura di frane e smottamenti da un terreno fragilissimo.

Il Pd, per voce dell’ex consigliere regionale Luca Gaffuri, sostiene che «dal 2023 si chiedeva un intervento immediato dopo la caduta di circa 6mila alberi» mentre Europa Verde (con la portavoce Elisabetta Patelli) invoca chiarimenti su cosa prevedeva il piano Anticendio boschivo per l’area bruciata e cosa sia stato fatto. Il tutto mentre il presidente del parco Spina Verde (di cui fa parte il monte Goj) Giorgio Casati annuncia un sopralluogo mirato con i tecnici per la giornata di giovedì, sottolineando che «l’incendio non si è certamente sviluppato per cause naturali, ma per azioni dell’uomo» e richiamando «la necessità di una messa in sicurezza urgente».

Democratici e ambientalisti

Andando con ordine: ieri il Pd è intervenuto con una nota di Gaffuri e del segretario di circolo Francesco Finizio, entrambi albatesi: «Sin dal nubifragio del luglio 2023 che aveva provocato la caduta di circa 6mila piante abbiamo promosso numerose azioni istituzionali e partecipate assemblee pubbliche con i cittadini e gli esperti per analizzare il rischio idrogeologico e d’incendio per l’accumulo da allora di legname mai completamente rimosso».

«Dall’agosto 2023 – precisa Gaffuri - abbiamo in tutti i modi evidenziato la necessità di un intervento urgente visto il pericolo di incendio e di dissesto. Tramite iniziative pubbliche, volantinaggi e mozioni abbiamo richiesto un pronto intervento da parte del parco della Spina Verde, di Regione Lombardia e del Comune di Como. Solo grazie allo stanziamento del 2025 di 440mila euro dovuto all’emendamento del consigliere Pd Angelo Orsenigo i lavori erano stati finanziati. In un’area come quella del monte Goj, al centro di quartieri densamente popolati da almeno 15mila persone, era necessario un intervento immediato che scongiurasse i pericoli». Lo stesso Gaffuri, del resto, il 14 agosto 2023 aveva scritto un post premonitore su Facebook in cui parlava di «situazione di potenziale pericolo in caso di piogge forti e incendi». Finizio parla poi del «rischio che piogge intense devastino i luoghi immediatamente a ridosso del monte Goj e della Valbasca», mentre Patelli propone un piano in dieci punti da realizzare per la prossima estate, sostenendo che «l’incendio al monte Goj deve rappresentare uno spartiacque. Serve sapere cosa era stato programmato, cosa è stato realmente fatto e cosa intendiamo fare. La prevenzione non si misura contando i Canadair, elicotteri, pompe, radio e mezzi disponibili quando il bosco sta già bruciando, ma da quanto territorio siamo riusciti a mettere in condizioni di maggiore sicurezza prima che l’incendio cominci» e per questo chiede «a Regione Lombardia, Provincia di Como, Comune di Como e Parco Spina Verde di predisporre entro l’inverno un Piano straordinario Aib (antincendio boschivo, ndr) delle colline di Como, pubblico, cartografato e verificabile, con priorità per monte Goj-Valbasca, Baradello, Cardina, Garzola-Civiglio, Camnago Volta e Prestino».

La replica del Parco

Su quanto accaduto, ma guardando al futuro, interviene il presidente del Parco Spina Verde Giorgio Casati: «Il piano antincendio, così come i fondi, vanno direttamente alla Provincia. Stiamo parlando di 30-35 ettari di bosco bruciato e la prima preoccupazione in questo momento è quella delle colate detritiche. La cosa più urgente è la messa in sicurezza veloce delle aree critiche, serve intervenire subito e trovare le risorse». Poi precisa: «Giovedì farò un sopralluogo con i tecnici per avere un quadro dettagliato delle aree interessate che sono in gran parte al di fuori dal secondo progetto finanziato con i 440mila euro che partirà regolarmente come previsto ad ottobre (per la rimozione di buona parte delle migliaia di alberi caduti, mentre il primo era servito per i sentieri principali, ndr). La zona bruciata era quella che rientrava nella fase tre del nostro progetto, quella più difficile perché con il versante più ripido, e più costosa poiché molte operazioni vanno fatto fatte con l’elicottero. Questo intervento non è ancora finanziato e, sfortunatamente, è proprio l’area colpita e ora andrà modificato il piano originario poiché il problema è di carattere geologico e forestale».

L’indagine sulle cause

Casati aggiunge che una quota del 30% del piano di rimozione dei tronchi previsto per ottobre è stata interessata dall’incendio e che «il 70% del materiale verrà portato via con gli impianti a fune e ci vorranno circa 6-7 mesi».

Ma non si potevano accelerare i tempi, come denuncia il Pd? «Noi – precisa Casati – possiamo procedere con la progettazione esecutiva solo dopo lo stanziamento. Da Regione abbiamo avuto la conferma dei 440mila euro a fine 2025 e siamo subito partiti, ma parliamo di aree vincolate, con autorizzazioni e pareri da ottenere e poi andava fatto l’appalto. Ora spero che quello che è successo sia un’occasione per accelerare, pianificare il nuovo piano e avere le risorse. È una cosa che coinvolge tutto il territorio e più soggetti, si dovrà collaborare tutti insieme».

Da ultimo il numero uno del Parco guarda alla causa dell’incendio: «I vigili del fuoco hanno fatto miracoli e dalla loro relazione e da quella dei carabinieri forestali vedremo a cosa ricondurranno l’innesco, ma di sicuro a mio avviso è dovuto non a cause naturali, ma all’uomo, a un fuoco spento non bene. È sufficiente una scintilla, il vento e con questo secco si propaga velocemente».

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