Museo delle monete: ennesimo rinvio. Ora servono nuove luci

Il “Tesoro di Como” Ritrovate nel 2018. L’apertura dell’esposizione alle ex Orfanelle forse per Natale

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Non siamo certo di fronte alla “maledizione di Tutankhamon”, ma Como nel suo piccolo sta vivendo ormai da oltre due anni quella delle monete d’oro. Il museo del “Tesoro di Como”, che sarà composto da una selezione delle mille monete d’oro di epoca romana scoperte nel 2018 durante gli scavi sotto l’ex Teatro Cressoni di via Diaz, virtualmente già esiste poiché all’inizio di settembre – mantenendo il riserbo più stretto – i preziosi hanno lasciato il caveau di Milano con destinazione Como, ma l’apertura al pubblico ha sempre di più i contorni di un mistero. Dagli intoppi burocratici agli imprevisti in corso d’opera, dai problemi legati alla sicurezza alla vertenza sindacale legata all’utilizzo delle telecamere e ancora passando per dettagli da modificare, modifiche, sopralluoghi e fino agli attuali ritocchi, il ritardo accumulato rispetto alle previsioni fatte dal Comune per il taglio del nastro è ormai di due anni.

La data inizialmente prevista per l’inaugurazione della mostra permanente, alle ex Orfanelle di via Balestra, definita dopo una serie di problemi e ritardi già durante gli interventi di restauro dello spazio espositivo accanto ai Musei civici, era infatti quella del Natale 2024. Poi si era parlato di Pasqua e ancora dell’estate per arrivare nuovamente a Natale 2025 (lo stesso sindaco Alessandro Rapinese all’inizio di novembre aveva dichiarato in modo sibillino dopo aver spiegato che l’amministrazione aveva concluso tutti gli interventi che «Natale è il momento dei regali, speriamo di aggiungerne uno»). I comaschi, però, quel regalo di Natale tanto atteso non l’avevano trovato. Avevano sperato in un fuori programma a febbraio, ma nulla.

Gli annunci avevano poi indicato addirittura una data certa: il 21 marzo 2026, primo giorno di primavera. Dal Comune avevano infatti chiarito di essere solo in attesa di concordare una giornata con il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che aveva manifestato la volontà di essere presente all’inaugurazione. Inutile dire che il “Tesoro di Como” non è finito nemmeno nell’uovo di Pasqua dei comaschi e a maggio era emersa un’altra grana: le organizzazioni sindacali (che in precedenza avevano avuto più di uno scontro con il sindaco e che avevano anche indetto uno sciopero contro il primo cittadino) si erano infatti rifiutate di firmare un accordo sul posizionamento delle telecamere di videosorveglianza che, in base alle normative sul lavoro, non possono riprendere postazioni di lavoro. A quel punto lo stop con richiesta dell’intervento dell’Ispettorato del Lavoro e il rinvio a data destinarsi. Nel frattempo, però, la questione delle telecamere si era risolta e le cose sembravano andare avanti spedite al punto che, informalmente, nelle scorse settimane erano stati pre allertati alcuni esponenti politici per l’inaugurazione.

E ora? I rumors parlano di dicembre, comunque prima di Natale. Dall’ultimo documento pubblicato dal Comune martedì emerge inoltre che le monete da esporre (una cinquantina), la pietra ollare che le conteneva e i gioielli (anelli, orecchini, una goccia d’oro e una barretta semilavorata) sono arrivati a Como il 3 settembre scorso e che, durante l’ultimo sopralluogo con la Soprintendenza del 5 ottobre, è stata richiesta l’aggiunta di alcune luci per migliorare la visibilità. Il via libera all’installazione e la messa a disposizione dei 4.200 euro necessari (in un intervento complessivo da oltre mezzo milione) è arrivato. Ora verranno installati i faretti e intanto si è già posto di nuovo il nodo dell’inaugurazione da organizzare anche in base alla disponibilità del ministro. Il conto alla rovescia in una vicenda che ha tutte le caratteristiche dell’Odissea, pur parlando di monete romane, è iniziato. E questa volta dovrebbe essere l’ultimo.

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