Nessuna estorsione con metodo mafioso, il figlio di Santino Cattaneo assolto

La sentenza “Il fatto non sussiste”. Proscioglimento con formula piena dall’accusa di usura. A denunciare l’ex fiscalista del Punto Moda, il ragioniere De Benedetto, per il suo attico in città

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Como

Non sono bastate le lacrime, a convincere il Tribunale che lui fosse vittima di usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il Tribunale di Busto Arsizio ha assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, Marco Cattaneo, il figlio di Santino (storico proprietario del Punto Moda), trascinato a processo dalle parole dell’ex fiscalista e pure amministratore della società di famiglia, il ragioniere comasco Bruno De Benedetto. Una vicenda che ha ad oggetto l’attico vista lago dello stesso ragioniere, che ormai 13 anni fa ha svenduto l’appartamento a Marco Cattaneo per un prezzo decisamente inferiore a quello di mercato.

Nel racconto fatto da De Benedetto alla Procura antimafia, sarebbero emersi i timori di «fare una brutta fine».

La storia è lunga e intricata, e vale la pena dunque di ricapitolarla. Tornando indietro molto nel tempo, almeno a quando il ragioniere lasciando lo studio Pennestrì dove ha lavorato per anni si era portato dietro una serie di clienti tra i quali Santino Cattaneo. De Benedetto diventa presto un uomo di fiducia, tanto da diventare amministratore del Punto Moda. Salvo, diversi anni dopo, finire in disgrazia perché - è emerso nel corso del processo - Cattaneo scopre una serie di onerosissimi indebiti compensi che il fiscalista comasco si sarebbe liquidato quando era amministratore. Proprio su questo punto si è concentrato l’ultimo testimone della difesa Cattaneo (con gli avvocato Pierpaolo Livio e Gabriele Casartelli), ovvero il consulente tecnico che ha ricostruito tutto quello che aveva percepito il De Benedetto da tutte le società dei Cattaneo. Stando ai suoi calcoli anziché ricevere nel tempo 2,5 milioni di euro, il professionista si sarebbe intascato ben 7,2 milioni. E proprio questo prospetto è quello che Santino Cattaneo aveva mostrato all’ex collaboratore nell’estate 2010.

In quell’occasione, anche questa circostanza fatta emergere dagli avvocati dei Cattaneo (pure Santino era a processo, ma nel corso delle udienze com’è noto è morto), viene fatto un riconoscimento di debito da parte di De Benedetto di 2,1 milioni di euro. Non volendo però scrivere in alcun documento di aver “rubato” o comunque di essersi “appropriato indebitamente” dei soldi dei Cattaneo, viene firmata una carta da cui emerge u n prestito, che il ragioniere si impegna a restituire. Di quella cifra, i proprietari del Punto Moda rientrano solo di 88mila euro. E siccome De Benedetto, che non naviga in buone acque all’epoca, rischia pure di perdere le sue proprietà immobiliari (unica garanzia al pagamento del debito), Marco Cattaneo li compra riconoscendo però una minima parte dei soldi della transazione.

Nel corso del processo è stato prodotto anche l’accordo sottoscritto dalle parti con l’assistenza del civilista dei Cattaneo: «Sono assolutamente persuaso - è il commento dell’avvocato Pierpaolo Livio, difensore con Gabriele Casartelli - che se fosse stato sentito l’avvocato Fabrizio Conte in indagine non si sarebbe andati oltre all’udienza preliminare». Ora si dovranno attendere 90 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza, ma intanto l’imputato tira un sospiro di sollievo: l’accusa era di quelle che avrebbero potuto comportate svariati anni di carcere. Invece è stato assolto con formula piena.

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